Arriva la prima batosta per il governo di Mariano Rajoy. Il Parlamento spagnolo ha approvato una mozione che invita l’esecutivo a rivedere la riforma del lavoro approvata nel 2012 dal precedente governo a guida Popolare.

L’iniziativa è partita dalle fila del Partito socialista (Psoe) e ha ottenuto l’appoggio di Podemos e Izquierda Unida. Ma è stata fondamentale anche l’astensione di Ciudadanos, il partito centrista guidato da Albert Rivera.

Sebbene la mozione non abbia un effetto vincolante, rappresenta un segnale importante. In primo luogo, dimostra che esiste un margine di successo per iniziative comuni a sinistra. In secondo luogo, espone la fragilità del governo di minoranza di Mariano Rajoy.

Come riporta Euractiv, per Rafael Simancas, deputato del Psoe e volto pubblico dell’iniziativa, «la riforma del 2012 ha portato precarietà, sfruttamento [dei lavoratori] e un aumentato della povertà». D’altra parte, va anche detto che la disoccupazione spagnola è scesa in 4 anni dal 27 al 19 per cento – rimane comunque il secondo dato più elevato nell’Ue, dopo quello greco.

A El Pais, Simancas ha però ricordato che la mozione ha come obiettivo quello di promuovere «un’economia “equa” in cui i lavoratori siano protetti».  Inoltre, Simancas ha detto che è necessario lavorare a un nuovo statuto dei lavoratori che identifichi «le nuove forme di ingiustizia», tra cui il fenomeno dei “falsi autonomi”, ben noto anche in Italia.

La riforma del lavoro in questione era stata approvata dal Pp senza l’appoggio di altri partiti nel Parlamento e aveva provocato proteste da parte di sindacati e partiti di sinistra. Insieme alla nota “ley mordaza” (una norma che vieta alcune forme di protesta in luoghi pubblici), è stata una delle norme più contestate della precedente legislatura.

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