Dunque non sappiamo se il terrorista fuggito dal camion che ha lasciato morti e feriti sul selciato di Breitscheidplatz dove si svolgeva uno delle decine di mercatini di Natale a Berlino, sia davvero un rifugiato. Il giovane pakistano fermato immediatamente dopo la strage, seguendo le indicazioni di un testimone, è stato rilasciato. Non solo continuava a negare ma, evidentemente, la polizia non ha trovato riscontri di nessun tipo. Uno tra i tanti: il ragazzo è stato fermato pochi minuti dopo l’attentato senza la benché minima traccia di sangue addosso. Difficile pensare che uscendo da un abitacolo inzaccherato di sangue ovunque si potesse essere così in ordine. Resta il fatto che politici e troll della destra xenofoba stiano insultando Merkel e parlando di una strage di rifugiati. Il che peggiora il clima per la vita di queste centinaia di migliaia di persone fuggite dalla guerra.

A questo punto è partita la caccia all’uomo. La polizia tedesca e quelle europee sono alla ricerca di un uomo giovane, ma sembra di capire, per ora non hanno grandi elementi. Testimonianze e video delle camere a circuito chiuso sono tra i pochi strumenti da usare. La polizia sta cercando un tunisino nato nel 1992 di nome Anis A. dopo aver trovato il suo documento all’interno del camion.

L’attentato è stato rivendicato dall’Isis, ma come in altre occasioni – ad esempio la strage nel bar gay di Orlando quando, nel giugno dello scorso anno Omar Mateen uccise 29 persone – non  è detto che ci siano stati contatti diretti tra l’attentatore e i reclutatori del califfato online – o addirittura che ci sia stato addestramento, contatti diretti, come nel caso degli attentatori parigini (che avevano formato un commando, non guidato un camion). In quel caso l’attentatore aveva chiamato il 911 per dichiarare la propria fedeltà all’Isis, ma allora, come oggi, non è detto che ci sia una relazione diretta. L’Isis parla di “risposta alla chiamata di un soldato”, ovvero di un collegamento ideale, non necessariamente diretto.

Stessa cosa era capitata a Nizza, dove pure Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che per primo ha usato un camion come mezzo per uccidere, aveva contatti con altre persone e non era un puro lupo solitario. Ma non è detto che avesse organizzato la strage con elementi dell’Isis.

Quel che sappiamo è che l’ultimo numero della rivista di Daesh, Rumiyah, invitava gli adepti a usare i camion contro la folla «Come dimostrato superbamente dal fratello che ha guidato un camion a 90 chilometri all’ora contro la folla che celebrava la presa della Bastiglia, sterminando 86 crociati».

Confermata la triste notizia della morte della 31enne Fabrizia Di Lorenzo. 

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