Sono migliaia le persone bloccate nei campi profughi delle isole greche al freddo. La colpa, dell’Unhcr e del Dipartimento europeo per gli aiuti umanitari (Echo). Ad accusare i due organismi internazionali di cattiva gestione, molte associazioni di aiuti umanitari attive in Grecia. L’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni unite e la Protezione civile europea, avrebbero gestito malamente i fondi (25milioni di euro) loro assegnati con lo scopo di rendere accettabili le condizioni dei rifugiati più vulnerabili d’Europa che invece giacciono abbandonati nel gelo invernale.

Un’inchiesta del Guardian in alcuni campi e nei registri contabili delle agenzie umanitarie e del governo greco, segnala come l’assenza di una catena di comando nella gestione di fondi ed aiuti sia all’origine delle pessime condizioni nelle quali i rifugiati e i migranti si trovano a dover vivere.

Il quotidiano britannico ne ha anche per il governo greco, responsabile della gestione dei campi. Proprio Atene ha ricevuto di recente un finanziamento di 90mila euro dall’Unione europea finalizzato a migliorare le decine di strutture di accoglienza prima delle prime nevi cadute a inizio dicembre.

Purtroppo, nessuna delle istituzioni in questione ha però il controllo globale della situazione. A ciascuno attiene una parte di gestione e finanziamento limitata. E questo consente alle parti coinvolte, di prendere le distanze dall’accaduto e di rimpallarsi le responsabilità.

Prima dell’arrivo dell’inverno, i migranti avrebbero dovuto godere di strutture adeguate, o, in caso contrario essere evacuati. Oltre a fornire lenzuola e vestiti più caldi, l’Unhcr avrebbe dovuto utilizzare il denaro per spostare le persone dalle tende riscaldate ai container riscaldati o, dove possibile, in veri e propri alloggi temporanei. E ancora: fornire un rifornimento costante di acqua calda; installare pavimenti isolati per chiunque fosse ancora in tenda e riscaldare i capannoni. Dopo mesi, i fondi sono andati dispersi. Uno sperpero inaccettabile alla luce della delicatezza della situazione.

Dei 45 campi ancora attivi, sono almeno 15, a quanto ha potuto constatare il Guardian, quelli che devono essere ancora adattati. Solo 8 invece quelli che, per stessa ammissione dell’Agenzia, hanno effettuato il trasferimento dei profughi da tende a prefabbricati. Mentre 20mila sarebbero secondo le stime, le persone – inclusi migliaia di bambini – esposte al gelo.

«Un vero e proprio fallimento», come ha dichiarato Medici senza frontiere. «Completamente disconnessi dalla realtà», ha dichiarato il responsabile di Msf in Grecia, Loic Jaeger. «Cos’è stato fatto con quei soldi? Che fine hanno fatto? Chi sta controllando?», prosegue. E dove sono i report che descrivono quanto è stato fatto e cosa c’è ancora da fare? Dov’è la trasparenza?».

Nonostante questo, a novembre l’Unhcr promuoveva con un video i successi della campagna invernale, mentre l’Unione europea dichiarava che la Grecia fosse un posto sufficientemente accogliente e sicuro per accogliere i profughi europei.

Tanto che proprio un paio di settimane fa, Bruxelles annunciava la riapertura del trattato di Dublino. A partire da marzo 2017, gli Stati membri potranno nuovamente respingere in Grecia i richiedenti asilo arrivati in Europa da questo Paese.

Nel frattempo, proprio Amnesty International aveva richiesto ai capi di Stato dei Paesi europei, di impegnarsi concretamente in questo senso, denunciando le pericolose condizioni di accoglienza sulle isole: «a tal punto che recentemente una donna e un bambino sono morti per l’esplosione di una bombola a gas. Migranti e rifugiati, inclusi bambini e famiglie vulnerabili, dormono in tende esposte al freddo e alla pioggia, senza servizi igienico-sanitari adeguati a disposizione e nella costante paura di attacchi razzisti o di altre forme di violenza, compresa quella di genere». Tra le “sei azioni pratiche”, proprio il trasferimento dei richiedenti asilo dalle isole greche verso la terraferma.

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