Icarda è una sigla che sta per International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Centro per la ricerca agricola nelle zone secche) ed è uno dei principali centri di ricerca agricola del mondo, dotato di una banca dei semi che conta circa 150mila campioni. Un vero patrimonio. Ma c’è di più, per oltre 4 anni infatti il quartiere generale dell’Icarda aveva sede a Tal Hadya, città siriana occupata dai gruppi di ribelli anti-Assad di al-Nusra e Ahrar al-Sham, a circa 19 chilometri a sud di Aleppo. Con l’arrivo della guerra civile la situazione si è fatta ovviamente complessa così come preservare i semi custoditi dall’istituto di ricerca. Ciò nonostante, mentre assistevamo alla distruzione di città, alla morte di migliaia di persone, alla fuga di milioni, la banca che custodiva i semi in qualche modo ha continuato ad operare.

Gli stessi ribelli che occupavano Tal Hadya avevano dato il permesso a uno staff di ricercatori siriani di mantenere attiva e funzionale la struttura. Da un lato la questione era meramente pratica, in guerra, soprattutto in questi tempi, l’energia elettrica è fondamentale, la banca che raccoglie i semi dell’ Icarda è sostanzialmente costutuita da una serie di cellette refrigerate che devono mantenere una temperatura costante di -20 gradi celsius, soprattutto per mantenere i semi al sicuro non può permettersi cali energetici (molto diffusi in tutta la regione anche prima della guerra) questo ha fatto sì che l’istituto diventasse un punto sicuro di approvvigionamento energetico per i ribelli convincendoli a mantenere in vita e funzionale la struttura nonostante la guerra.

Ma non è solo per questo che la struttura è rimasta attiva. Dopo che i vertici dell’Icarda hanno ordinato il trasferimento di tutto lo staff fuori dalla Siria a causa della guerra, molti ricercatori, manager e tecnici siriani sono comunque rimasti in patria continuando a lavorare negoziando giorno per giorno l’accesso alla struttura per mantenere attive le attività di raccolta dati e di controllo della banca dei semi. Nel frattempo l’erbario, una collezione di circa 16mila piante, cereali selvatici e legumi provenienti dalla regione fertile della Siria, del Libano, della Giordania, della Turchia e dell’Iran che erano custoditi a Tal Hadya erano stati impacchettati in una casa sicura nel centro di Aleppo (attualmente non si sa se effettivamente si sia riuscito a salvare qualcosa di questo patrimonio).

L’Icarda ha dunque continuato a funzionare grazie all’impegno al rischio della vita di chi lavorava nell’istituto. La storia di questo centro è in realtà una storia di resistenza umana e biologica alla guerra. Nell’Icarda infatti erano già confluiti i semi superstiti alla guerra in Afghanistan del 2002 durante la quale era stata distrutta la banca nazionale dei semi di Kabul e quelli tratti in salvo dalla banca nazionale irachena di Abu Ghraib. Certo, le banche dei semi non sono delle istituzioni magiche che potranno a fine guerra riportare alla prosperità un paese, ma costituiscono comunque una ricchezza e una speranza per lo sviluppo alla fine del conflitto. In un’area sempre più minacciata dal cambiamento climatico come quella mediorientale preservare la biodiversità diventa un atto eroico che ha la possibilità di garantire un futuro alle economie rurali locali soprattutto perché Icarda si è occupata in questi anni di duplicare i materiali biologici in suo possesso e spedirli in centri sicuri in Turchia, in Libano e in Norvegia per preservarli dalla scomparsa. Sarebbe difficile per i contadini vessati dalla guerra pensare di ricostruire un paese e garantirsi una sussistenza senza la possibilità di coltivare la terra con dei semi adatti al territorio. Per quanto possa sembrare paradossale in un panorama in cui ad andare perdute sono migliaia di vite umane, anche riuscire a preservare un seme può in futuro garantire la sopravvivenza.

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