«La questione centrale è se vogliamo sottometterci all’Unione europea, all’austerità, alla distruzione del sistema di protezione sociale, a una politica monetaria deflazionaria come quella dettata dall’Europa». È il messaggio centrale che Marine Le Pen ha reso pubblico attraverso un’intervista rilasciata al LeParisien ieri, 8 gennaio 2017.

Marine Le Pen ha detto di non credere alla «frattura destra-sinistra», una divisione politica «artificiale che non rappresenta più nulla».

Vuol dire che non esiste più una competizione politica? No. Secondo Le Pen, bisogna scegliere tra il «nazionalismo» e il «post-nazionalismo» dei così detti «mondialisti». È in quest’ottica che Le Pen vuole differenziarsi dal candidato della destra gollista e istituzionale, Francois Fillon.

Ma a chi sta parlando Le Pen quando si esprime in questa modalità, “à la Podemos”? Al popolo della sinistra radicale, tanto che nell’intervista ribadisce a chiare lettere che tra i nazionalisti «ci sono evidentemente delle persone di destra e di sinistra».

Poi Le Pen critica la gestione del fenomeno migratorio e le spese dello Stato legate «al funzionamento dell’Unione europea»; eppure precisa che il problema non è la spesa pubblica in quanto tale, ma «come viene allocata». Si dice contraria a licenziamenti di massa del settore pubblico e suggerisce piuttosto un «ricollocamento in linea con le esigenze territoriali».

Sui contratti del lavoro, difende i «contratti di categoria e di settore», rispetto a quelli «aziendali», altrimenti si «creano le condizioni per una concorrenza sleale nel Paese».

Alla domanda su “quale sarebbe il suo primo viaggio all’estero”, Le Pen non ha dubbi: «Da Presidente della Repubblica, andrei a Bruxelles a negoziare il ritorno alla sovranità popolare per la Francia».

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