È stata una giornata complicata per la politica americana. Al Senato procedono tra le proteste le sedute per la conferma dei Segretari di Stato, dei Trasporti e alla Giustizia. Trump ha maltrattato i giornalisti durante una conferenza stampa e promesso che no, non farà nulla per risolvere il colossale conflitto di interessi che lo riguarda. Partiamo da qui e dalle reazioni al piano del presidente eletto che ha annunciato che non dismetterà nessuna delle sue partecipazioni nella corporation che porta il suo nome ma, semplicemente, passerà il controllo ai figli («E badate, non sono obbligato a farlo, ma loro non mi diranno mai nulla delle scelte che faranno»).

La reazione di Walter Shaub, direttore dell’ufficio etico incaricato di approvare questo tipo di operazioni è stata immediata e secca: «Si tratta di una soluzione non in linea con gli standard degli ultimi 40 anni ed è totalmente insoddisfacente». Shaub ha paragonato la scelta di Trump a quella del Segretario di Stato in pectore, Rex Tillerson, che si è completamente svincolato dalle sue proprietà alla Exxon ed ha rinunciato a milioni in bonus. Tillerson ha altri problemi – ad esempio è troppo amico di Putin e la cosa non piace affatto anche a una parte dei senatori repubblicani che lo stanno valutando – ma sul fronte etico si è comportato bene.
Non così il presidente eletto, i cui avvocati si sono anche rifiutati di mostrare i termini dell’accordo tra lo stesso Trump e se stesso: non solo non si scioglie il conflitto di interessi, ma bisogna anche fidarsi delle parole del suo avvocato. Diversi costituzionalisti autorevoli, anche repubblicani, hanno detto che la soluzione è inappropriata o «illegale».

Quel che però ha occupato lo spazio mediatico della giornata è la prima conferenza stampa di Trump da dopo le convention – esatto, non affrontava i giornalisti da sei mesi. Ancora una volta, il presidente eletto ha avuto la capacità di oscurare ogni altra notizia importante (ad esempio una serie di testimonianze molto autorevoli che sostengono che il Segretario alla Giustizia nominato sia un razzista). In sala c’erano decine di membri dello staff pronti ad applaudire gli insulti ai giornalisti. Il reporter CNN dice di essere stato minacciato di essere sbattuto fuori e persino FoxNews, il canale più conservatore e trash tra gli all news, ha criticato Trump: «Un presidente non delegittima un reporter mentre fa il suo lavoro», ha detto Sam Sheperd, uno degli anchorman di punta del canale.

Durante la conferenza stampa Trump ha detto:

  • Che il muro alla frontiera con il Messico si costrusice subito e che «in qualche forma i messicani lo pagheranno». (Il presidente messicano Pena Nieto ha risposto che se lo può dimenticare).
  • Ha ammesso che si, i russi hanno hackerato il quartier generale democratico e ribadito che è colpa loro e che lo fanno tanti altri, i cinesi in primis. (vero: ma i cinesi rubano segreti industriali, non provano a determinare il risultato delle elezioni)
  • Che il Congresso rimpiazzerà la riforma sanitaria di Obama in fretta (non ha dato dettagli su come, ma sarà un piano di cui gli americani «andranno fieri»):
  • Che CNN è un’organizzazione corrotta che diffonde fake news e che viviamo in qualcosa di simile alla Germania nazista – si è rifiutato di rispondere alle loro domande. (il caso qui è complesso, Cnn ha diffuso la notizia sul dossier con segreti almeno in parte falsi – prostitute, accordi, scambi di favori con Mosca. Il dossier è stato confezionato contro di lui da una ex spia britannica pagata da suoi avversari repubblicani, lui era stato informato della cosa e ora accusa le agenzie di sicurezza di averlo passato ai giornali, che accusa di averlo pubblicato. A prescindere dai contenuti e dalla possibilità che Trump sia ricattabile da Putin, l’apertura di un fronte ampio con stampa e agenzie dell’intelligence è un rischio enorme per il presidente. Che ancora una volta sembra non capire a che gioco sta giocando).

Trump continua a rappresentarsi come il nemico dei poteri forti, i media corrotti e parte dell’establishment, e a sostenere che il fact-checking o l’attenzione ai particolari, il legame tra parole e azioni, sia ininfluente. Nelle stesse ore in cui il presidente eletto teneva la sua conferenza stampa, in Senato si tenevano le audizioni per la conferma dei segretari. Tillerson, il Segretario di Stato designato è stato piuttosto duro con la Russia – non poteva fare altro – smentendo di fatto i toni di Trump. Può durare all’infinito questo gioco?

I momenti cruciali della conferenza stampa

 

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