Mentre in Turchia il Parlamento sta mettendo mano alla revisione costituzionale in senso presidenzialista ( permettendo a Recep Tayyip Erdoğan di governare fino al 2029), la libertà di stampa e di espressione in Turchia è sempre più a richio. Sono sempre di più  i giornalisti accusati di reati di opinione  e spediti in carcere. Le organizzazioni per i diritti umani  e per la libertà di stampa ne contano più di 120. Intanto sono stati chiesti 10 anni di carcere per i giornalisti Erdem Gül e Can Dündar  (oggi costretto in esilio a Ginevra) per articoli sul traffico di armi tra Turchia e Siria.  Ma nonostante sia stata rilasciata dal carcere per qualche giorno a fine dicembre, è ancora sotto processo la scrittrice Aslı Erdoğan, arrestata nell’estate scorsa solo per aver collaborato al gionale filo curdo Özgür Gündem e rischia l’ergastolo. In suo sostegno Tempo di libri ha organizzato per il 12 gennaio a Milano un incontro, a cui Asli parteciperà da Istanbul collegandosi via skype. Insieme alla curatrice del programma generale di Tempo di Libri,  Chiara Valerio, sul palco del Teatro dal Verme dalle 18,30 ci saranno, fra molti altri, Pinar Selek, Lirio Abbate, Silvia Ballestra, Roberto Keller, Lea Nocera,  Marino Sinibaldi di Radio 3 e Giulia Ansaldo, autrice della bella traduzione del Mandarino meraviglioso di Aslı Erdoğan, pubblicata in Italia da Keller, che ci ha racconta così il suo incontro con la scrittrice turca:

Ho conosciuto Aslı Erdoğan come scrittrice quando ero studentessa all’Inalco di Parigi, grazie al mio professore di letteratura turca Timur Muhidine, nonché suo editore per la casa editrice Actes Sud in Francia. Ho letto prima alcuni suoi racconti, in particolare Tahta Kuşlar, (Uccelli di legno), inedito in Italia, che ha vinto numerosi premi in Turchia e all’estero. Il Mandarino meraviglioso è stato il primo romanzo che ho letto interamente in turco, e poi, grazie all’editore Keller che ha accolto la proposta, il primo libro che ho tradotto. Aslı di persona l’ho conosciuta più tardi, nel gennaio del 2015 in un café di Istanbul (nessuno di quelli descritti nel libro…) Nonstante i suoi libri fossero già stati tradotti in 16 lingue era entusiasta di ricevere la copia in italiano.

Come racconterebbe il  lavoro Aslı Erdoğan scrittrice ?

Il percorso di Aslı è molto particolare. Fisica di formazione, lavorava al CERN di Ginevra come ricercatrice in fisica nucleare già a venticinque anni, esperienza che riporta nel Mandarino. La scrittura le si è imposta in qualche modo, tanto che nel 1996, quando si trovava a Rio de Janeiro per un dottorato in fisica, dopo che aveva già pubblicato due romanzi e diversi racconti in Turchia, ha abbandonato la carriera accademica per dedicarsi interamente alla scrittura. Scrivere per Aslı, credo sia prima di tutto affermazione e necessità. Molte sono le frasi nei suoi scritti in cui scrivere è accompagnato da verbi servili come dovere e potere. Un dovere non solo sentito, per esprimersi individualmente, ma anche un dovere morale nei confronti dell’umanità. Scrivere per raccontare e per dovere di raccontare la realtà attraverso il filtro della propria esperienza.«Scrivere per me è l’unica forma di esistenza, e questa è di per sé una forma di resistenza. Ma una resistenza in cui sin dal principio ho accettato le sconfitte della scrittura…Per me la letteratura è far parlare le ferite.»

 Quale è stata la sua esperienza  nel tradurre Il mandarino meraviglioso?

Questo libro è stato oggetto della mia tesi in traduzione ed è diventato poi il mio primo vero lavoro di traduzione. E questo è stato un bene e un male. Bene perché l’ho tradotto con un approccio molto sensibile; è un libro duro, che racconta esperienze personali ma anche getta uno sguardo lucido sia sulla società turca, grazie alla distanza, che su quella europea, grazie alla scoperta. Io avevo ventotto anni -circa l’età che aveva Aslı quando l’ha scritto- e vivevo all’estero, in Europa, lontana dalla Turchia che già conoscevo… In un certo senso è stato un lavoro viscerale, e qui male; avevo meno strumenti e conoscenze sia della scrittura di Aslı che del lavoro di traduttrice in generale. Rileggendolo oggi mi chiedo se farei le stesse scelte, per certo so di essermi calata profondamente nella esperienza di questo libro.

Cosa ha avuto sue notizie dal carcere?

Nei mesi in cui è stata in carcere le notizie che ci giungevano dal suo avvocato o da brevi messaggi che lei riusciva a far circolare all’esterno, le testimonianze di personalità che erano state a visitarla sono riuscite a raccontare in parte la situazione. Aslı soffre di problemi di salute cronici che non ha la possibilità di seguire e curare adeguatamente in carcere. Oltre a questo i suoi contatti con l’esterno erano estremamente limitati. Tuttavia lei era al corrente della mobilitazione in suo sostegno da parte di scrittori, editori, giornalisti, librai, lettori, agenti letterari, amici, familiari … in Turchia e in Europa, e questo le ha dato sostegno e coraggio. Le Monde le ha dedicato la prima pagina il giorno della prima udienza del processo al quotidiano özgür gündem che si è tenuta il 29 dicembre e che vedeva lei e la linguista e traduttrice Necmiye Alpay accusate di terrorismo assieme a altre sette persone legate al giornale. La richiesta di scarcerazione da parte del procuratore per Aslı Erdoğan, Necmiye Alpay e Zana Kaya, caporedattore del giornale, è stata accettata,e Aslı si trova finalmente in libertà, pur se provvisoria, pur se con l’impedimento di lasciare il paese. Ci saranno altre fasi del processo, il direttore del giornale si trova ancora in carcere, e nessuno al momento è stato giudicato innocente. Per questo è importante continuare a parlarne e leggerne. Esiste anche una pagina facebook “Libertà per Aslı Erdoğan”, così come esiste in francese e in inglese, per promuovere le notizie e le iniziative che la riguardano.

 Gli intellettuali laici e non in linea con regime riescono a far sentire la propria voce ?

Parlare di ”intellettuali laici” in Turchia non rende bene il quadro di una società molto più complessa e composita che non si divide solo in sostenitori e oppositori; ci sono intellettuali islamici e laici poco intellettuali, religiosi che non appoggiano il governo e sostenitori non troppo devoti… Si può parlare del mondo dei media, del giornalismo e dell’accademia che ha subito e continua a subire censure e arresti per aver espresso pubblicamente opinioni sfavorevoli al governo, o per essere sospettato di appartenere a qualche organizzazione che lo contrasta. Tuttavia continuano a esserci molte voci, giornali, siti web e esperienze sociali e culturali che s’impegnano a trasmettere un’informazione e una visione critica del paese di oggi e una resistenza propositiva. Giornali chiusi che rinascono sotto un altro nome, parlamentari che inviano racconti dal carcere, consorzi che si occupano concretamente di sostegno alimentare alle famiglie più povere, mostre di giovani artisti siriani, associazioni di avvocati, festival di documentari indipendenti, staffette di scrittori a sostegno delle colleghe e dei colleghi arrestati… Credo siano queste le esperienze più esplicite e significative dei “non allineati”.

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