L’inumana vicenda dell’ospedale di Nola e quella foto di ammalati appoggiati sul pavimento porta con sé alcuni effetti a breve termine e concorre a un disegno a largo raggio. Se dal punto di vista politico e amministrativo sono il presepe malato dell’annuncite del governatore campano De Luca, bravissimo a spargere veleno quanto inetto nel prendersi cura, dal punto di vista culturale e sociale sono il migliore spot pubblicitario per una turboprivatizzazione della sanità che ostinatamente continua ad essere la volontà nemmeno troppo nascosta di un corpo politico (di centrodestra e di centrocentrocentrosinistra in egual modo) incapace di contare i voti senza scambiarli con i soldi.

Una sanità pubblica inefficiente (ma vale per la scuola, per l’acqua e ha già funzionato perfettamente per i trasporti) è lo spot naturale per aprire le porte all’imprenditoria “brava e efficiente” come soluzione salvifica. Ogni malfunzionamento chirurgico e premeditato nel pubblico è un sabotaggio sistematico al socialismo e un’apertura al liberismo. Un mattoncino, una tacca, perché la gente infine si convinca.

Allo stesso modo la punizione dei medici senza mettere in discussione i mezzi e l’organizzazione non è solo il vigliacco scaricabarile di un presidente di regione più infantile delle macchiette che spernacchia ma è la temperatura di un centrosinistra che ha tradito, infangato e svuotato gli ideali di cui finge di essere portatore.

A occhio nudo fa meno impressione di un’abolizione dell’articolo 18 ma il disegno generale ha quello stesso odore. È sempre quella cosa lì: una classe dirigente che sogna di diventare il consiglio di amministrazione del Paese.

Buon giovedì.

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