“Meglio lasciare l’Ue del tutto, che firmare un cattivo accordo”. Questa, in estrema intesi, la posizione di Theresa May, il Primo ministro britannico che, ieri, martedì 17 gennaio, ha delineato la strategia per le negoziazioni della Brexit del Regno Unito.

May ha messo in chiaro che le priorità assolute sono la sottrazione del suo Paese alla giurisdizione della Corte europea e il blocco dell’immigrazione. Inoltre, ha fatto intendere che, nel caso in cui non si dovesse arrivare a un accordo mutuamente vantaggioso sul commercio, il Regno Unito potrebbe tranquillamente optare per un’opzione radicale, che vedrebbe il Paese trasformarsi in un centro di gravità finanziario e competitivo assoluto.

D’altra parte, ha anche detto di voler rimanere un partner dell’Europa e che il Regno Unito ha tutto l’interesse a vedere un’Ue integra e prospera.

Immediate le reazioni un po’ ovunque in Europa a un discorso che riflette la volontà del governo conservatore di affrontare la trattativa con Bruxelles a muso duro, .

Il network britannico “3Millions” ha chiesto la protezione immediata e unilaterale dei diritti dei cittadini europei presenti sul territorio britannico prima dell’attivazione dell’art. 50, necessaria per l’inizio delle negoziazioni ufficiali.

Dalla Scozia, si è subito fatta viva Nicola Sturgeon, il Primo ministro: «La prospettiva di un’uscita dura rischia di essere economicamente catastrofica». Poi ha sottolineato che, a questo punto, un referendum sulla fuoriuscita della Scozia dal Regno Unito, «diventa più probabile».

Il negoziatore ufficiale della Commissione europea, Michael Barnier, ha risposto a tono alle parole di Theresa May. «Pronti non appena lo è il Regno Unito. Solo la notifica [di attivazione dell’art. 50] può far partire le negoziazioni», ha scritto su twitter.

Guy Verhofstadt, negoziatore per conto del Parlamento europeo, ha descritto come illusioni le idee di Theresa May: «Non ci sarà nessuna situazione in cui l’uscita dall’Ue dia prospettive economiche migliori rispetto al farne parte». Ma ha anche detto che è un bene ci sia «una posizione netta».

Anche il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha mandato  un messaggio via twitter: «Un processo triste, tempi surreali, ma almeno un annuncio realistico sul Brexit. L’Ue a 27 Stati è pronta a negoziare [dopo l’attivazione dell’art.50]».

Dalla Germania le voci sono ambivalenti, come riporta Handelsblatt.  Il Ministro degli esteri, Frank-Walter Steinmeier, è contento che si «sia fatta chiarezza» sulla posizione del Regno Unito. Allo stesso modo, Sigmar Gabriel, Segretario generale del Partito socialdemocratico (Spd) e Vice-cancelliere ha detto che la «decisione di May è coerente. Ora conta iniziare rapidamente le negoziazioni ufficiali». Più cauto l’economista Marcel Fratzscher, Direttore dell’Istituto per la ricerca economica (Diw) di Berlino: «Per il Regno Unito i costi legati a un’uscita “dura” saranno elevati». Secondo il portavoce per gli affari europei del Partito dei verdi, Manuel Sarrazin, May starebbe «commettendo un grave errore».

La Francia, dal canto suo, si era fatta sentire già prima dello discorso di Theresa May. «[I britannici] stanno improvvisando, passano da posizioni concilianti a scenari di un’uscita dura», aveva detto Michael Sapin, il Ministro delle Finanze.

In Danimarca, il Primo ministro Lars Løkke Rasmussen non ha polemizzato sulla scelta di Theresa May e ha auspicato un dialogo «costruttivo», sottolineando l’interesse comune «a rafforzare il commercio e combattere il terrorismo».

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