Jeremy Corbyn ha “suggerito” ai deputati del Partito laburista di votare a favore dell’attivazione dell’articolo 50, la clausola del Trattato di Lisbona che disciplina l’inizio ufficiale delle negoziazioni tra Ue e Regno Unito per l’uscita del Paese dall’Unione.

L’indicazione di Corbyn è arrivata pochi giorni dopo il discorso del Primo ministro britannico, Theresa May, la quale ha reso noto il piano del Governo per la Brexit.

Secondo fonti anonime citate dal The Guardian, più di 20 parlamentari del Labour non sarebbero però disposti a seguire il proprio leader.

In ogni caso, la necessità di far passare l’attivazione dell’articolo 50 per Westminster non è ancora stata confermata. La Corte suprema britannica si pronuncerà i in merito soltanto martedì prossimo. Ma alcuni ministri del Governo avrebbero già ammesso che la decisione della Corte è praticamente data per certa. Il risultato? May non potrà fare a meno dell’approvazione della clausola del Trattato di Lisbona da parte del Parlamento.

Su Skynews, Beth Rigby spiega che la formulazione del testo che sarà proposto al Parlamento sarà di particolare importanza, in quanto potrebbe, a seconda della complessità, permettere una serie di ammendamenti da parte dei deputati. Per questo motivo, Theresa May cercherà di presentare un testo il più succinto possibile.

La decisione di Corbyn risulta quindi abbastanza importante e segnala che il leader del Labour non vuole cedere a una parte del Partito che ritiene ancora viva la battaglia per rimanere nell’Ue.

Secondo Owen Jones, «Corbyn non ha scelta se non quella di favorire l’approvazione dell’articolo 50». Allo stesso tempo, l’editorialista del The Guardian sostiene che parte del Labour è “obbligata” a remare in direzione contraria e «opporsi» alla direttiva del leader. Perché?

Jones ha sottolineato che la maggioranza dei sostenitori del Partito ha votato per rimanere nell’Ue, mentre la maggior parte dei territori a tradizione laburista nel Paese ha appoggiato la Brexit. Conseguentemente è normale che il Partito sia spaccato sul tema: «Corbyn dovrebbe appoggiare l’attivazione dell’art.50 perché [questa scelta] rispetta la volontà popolare […] nel frattempo, altri deputati laburisti prenderanno una posizione diversa e voteranno contro l’attivazione della clausola». Nella sua analisi, Jones si è soffermato poi sulla reazione del Labour rispetto al discorso di May e, più in generale, rispetto al voto del giugno scorso: «[Riguardo alla Brexit], la strategia e visione della leadership del Labour non è stata chiara, considerando che si è contrapposta sia al campo del “remain” che del “leave”».

In realtà, il giorno dopo il discorso di May, Corbyn ha lanciato un messaggio video facebook accusando il Primo ministro di voler creare un’economia che funzioni regolarmente a detrimento dei lavoratori. In merito alle parole di Corbyn, Jones ha commentato polemicamente che la leadership del Labour «ripete “all’infinito” che l’economia, l’occupazione e il benessere dei cittadini dovrebbero rimanere la priorità nel corso delle negoziazioni». Un po’ come a dire: dopo le parole, servono i fatti e, soprattutto, una strategia di azione da contrapporre ai Tories.

Nel frattempo, anche Tim Farron, guida del Partito liberale, ha attaccato Corbyn, affermando che il leader di Chippenham si è «arreso nel momento in cui il Regno Unito si sta dirigendo verso un baratro […] Il Labour ha deciso che questo tema (la Brexit, ndr) è troppo difficile da affrontare da un punto di vista politico». Conseguentemente, la leadership del Partito cercherebbe di far finta di nulla e di aspettare semplicemente che il tema non sia più attuale. Eppure, i liberali hanno tutto da guadagnare dall’indecisione del Labour, visto che potrebbero diventare il principale Partito di riferimento per chi ha votato di restare nell’Ue.

Secondo la maggior parte dei analisti politici, anche la performance di Corbyn durante l’appuntamento settimanale del “Prime Minister Question time”, avrebbe mostrato una debolezza di fondo sul tema dell’Europa.

Martin Kettle ha commentato con estrema durezza che se c’è una formazione politica a non avere le idee chiare in materia di Brexit, questa non è più la destra, bensì il Labour. Qualche giorno prima, erano stati gli stessi deputati del Labour a richiedere una presa di posizione chiara sul Mercato unico europeo e sulla libera circolazione nell’Ue.

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