Sono due sinistre irriconciliabili quelle che si affrontano domenica 29 gennaio, al ballottaggio delle primarie del Partito socialista francese. Da un lato la sinistra utopista di Benoît Hamon, quella che “fa battere il cuore alla Francia” e “vuol far respirare la democrazia” come recitano i suoi slogan. Dall’altro la gauche de gouvernement incarnata da Manuel Valls, la sinistra realista cosciente di quanto “governare sia difficile” e che vuole battersi “per una società del lavoro, che sostenga la competitività e crei impiego e innovazione”.

Dopo una campagna elettorale abbastanza corretta, senza grandi scontri personali o ideologici, gli elettori socialisti si sono divisi tra due visioni della sinistra e della società diametralmente opposte. Valls e Hamon, che hanno evitato per tutta la campagna elettorale di assumere fino in fondo le divisioni e le fratture emerse durante cinque anni di governo, saranno costretti ad affrontare, finalmente alla luce del sole, le difficoltà di convivenza nello stesso partito.

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