Le unioni civili, peraltro monche, e poi stop. Questa legislatura non ci regalerà altre “leggi civili”. Dall’eutanasia alla cannabis legale passando per le adozioni e lo ius soli, cosa (non) sta combinando il Parlamento. Unica speranza, forse, la legge sulla tortura

Lunedì, il testo che dovrebbe introdurre le Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), meglio noto come Testamento biologico, sarà in aula alla Camera. Ma – a dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby – siamo ancora lontani da una legge che legalizzi il diritto di morire.

E come questa, sono moltissime le leggi che ancora mancano in Italia, perché questa si possa definire uno Stato civile (nome tratto dalla trasmissione in onda su Rai3 che racconta amori e difficoltà delle unioni civili). Dalle adozioni stralciate dalla legge sulle unioni civili, passando per il cognome materno e il congedo di paternità, fino alle più gravi mancanze. Fra queste, la legge sul fine vita che la vicenda di Fabiano Antoniani, il 39enne divenuto tetraplegico e cieco in seguito a un incidente, ha riportato in auge. Su Left, abbiamo riportato il suo appello al presidente Mattarella, al quale Fabio chiede di intervenire per sbloccare la proposta di legge sull’eutanasia.

E si è riacceso anche il dibattito sullo Ius soli. Altro testo fermo in commissione Affari istituzionali del Senato. Così come una legge che introduca il reato di tortura, che tra il caso Cucchi e i richiami internazionali, forse, potrebbe anche vedere la luce. Prima o poi

Di tutto questo, si parla sul numero di Left in edicola da sabato.

Questo articolo, integrale, lo trovate su Left in edicola dal 28 gennaio

 

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Sono nato a Roma, il 23 febbraio 1988. Vorrei vivere in Umbria, ma temo dovrò attendere la pensione. Nell'attesa mi sposto in bicicletta e indosso prevalentemente cravatte cucite da me. Per lavoro scrivo, soprattutto di politica (all'inizio inizio per il Riformista e gli Altri, poi per Pubblico, infine per l'Espresso e per Left) e quando capita di cultura. Ho anche fatto un po' di radio e di televisione. Per Castelvecchi ho scritto un libro, con il collega Matteo Marchetti, su Enrico Letta, lo zio Gianni e le larghe intese (anzi, "Le potenti intese", come avevamo azzardato nel titolo): per questo lavoro non siamo mai stati pagati, nonostante il contratto dicesse il contrario.