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La cosa che salta agli occhi, potete vederlo nel video qui sotto, è il fare da reality show. Donald Trump ha nominato il giudice conservatore Neil Gorsuch. Si tratta di una delle scelte cruciali della presidenza, una di quelle destinata a durare nel tempo. Ma prima di valutarne le implicazioni torniamo al reality: nel suo breve discorso il presidente dice: «Io sono un uomo di parola e faccio quel che dico, una cosa che gli americani si aspettano da Washington e che hanno dovuto aspettare per lungo tempo». Applauso della claque, ormai una costante delle uscite di Trump. Poi nomina il giudice e dice «È o no una sorpresa?», invita Gorusch a uscire dando in qualche modo una spiegazione del perché il giudice è stato scelto: «Crede in una lettura letterale della costituzione ed ha ricevuto una conferma unanime dal Senato quando è stato nominato giudice federale…incredibile no? Con i tempi che corrono» – un riferimento all’opposizione dei democratici in Senato, che ieri hanno abbandonato le commissioni in segno di protesta, rallentando il processo di conferma dei segretari al Tesoro e alla Sanità.

Il nomination show di Trump

Le implicazioni della scelta di Trump sono semplici a dirsi: con la nomina di Gorsuch la corte torna alla composizione pre morte del giudice Scalia, altrettanto conservatore, ma più propenso al compromesso del togato morto un anno fa, ne sostituisce un altro. Il giudice Kennedy, il moderato della Corte Suprema, quello che spesso determina le maggioranze, torna a essere l’ago della bilancia. La nomina è a vita e con due giudici molto anziani, a Trump potrebbe capitare di poter determinare una nuova maggioranza conservatrice. Alla faccia dell’America che, nonostante tutto cambia. Certo è che l’83enne giudice Ginsburg, ala sinistra della Corte, non mollerà fino a quando potrà. Kennedy, magari rassicurato da Trump sul suo sostituto, potrebbe lasciare. La brutta notizia è che Gorusch ha 49 anni ed è quindi destinato a occupare il suo posto a lungo.

La scelta è molto importante per ragioni per il ruolo della Corte e per la battaglia politica che lascia presagire: c’è il piano politico e quello relativo al lavoro dei giudici. Questi sono chiamati a decidere di grandi questioni quali il diritto all’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le armi, le dispute tra Stati e Washington o la riforma sanitaria. In questi anni, grazie a Kennedy nel caso del matrimonio e grazie a Roberts, che pure è un conservatore puro in materia etica, sulla Sanità, la Corte ha preso decisioni in sintonia con la società Usa. Le nomine di Obama, due donne appartenenti a minoranze, avevano anche trasformato l’immagine della Corte stessa. La possibilità che Trump, se qualcuno dovesse lasciare, cambi la maggioranza, fa tremare i polsi a molti negli Usa.

Specie dopo che i repubblicani hanno bloccato e impedito per un anno la nomina della persona scelta da parte di Obama, il giudice Merrick Garland, un moderato che avrebbe cambiato la maggioranza, ma che non la avrebbe spostata drasticamente a sinistra – Garland sarebbe stato con Kennedy il centro della Corte. E qui veniamo alla questione politica. In questi dieci giorni Trump ha mostrato di non voler fare compromessi né prigionieri. La nomina di un conservatore come Gorsuch è l’ennesima riprova. Cosa faranno i democratici? I repubblicani, appunto, hanno impedito la nomina per un anno e loro potrebbero fare lo stesso. A quel punto, si aprirebbe una partita procedurale: per la nomina servono 60 voti.

Il processo di nomina
Audizione presso al Commissione giustizia (11 repubblicani, 9 democratici), voto delal Commissione, dibattito in Senato e voto. In aula c’è la possibilità del filibuster, l’ostruzionismo, per aggirare il quale servono due terzi dei voti (60 su 100). I repubblicani ne hano 52. In caso di opposizione estrema dei democratici, il Grand Old Party potrebbe decidere di cambiare le regole del Senato abolendo o modificando le regole del filibuster. Una cosa che ha senso, ma che fatta senza un consenso bipartisan e dopo che i repubblicani lo hanno usato molte volte sotto Obama per impedire alle leggi di procedere, sarebbe una rottura clamorosa con la tradizione. Il senatore repubblicano McCain ha fatto sapere di non essere esattamente d’accordo.


Cosa faranno i democratici? La scelta di abbandonare le commissioni per la nomina dei Segretari al Tesoro e alla Sanità è un segnale. Alcuni senatori temono che in caso di ostruzionismo, il loro seggio potrebbe essere a rischio. Il leader democratico in Senato, Schumer, ha però dichiarato: «L’onere è sul giudice Gorsuch che deve dimostrare di essere parte di un filone culturale mainstream (non un partigiano conservatore, ndr), in questa  era serve un giudice disposto a difendere con vigore la Costituzione dagli abusi del potere esecutivo e proteggere i diritti costituzionalmente sanciti di tutti gli americani. Dato il suo curriculum, ho seri dubbi sulla capacità del giudice Gorsuch di soddisfare questi requisiti». Altri gli hanno fatto eco spiegando che le scelte di Trump sull’immigrazione e quella di licenziare il Procuratore generale ad interim Yates per essersi rifiutata di difendere quell’ordine, saranno determinanti per la loro scelta. «Se su questi temi il giudice non darà risposte chiare, userò tutti gli strumenti legali per impedirne la nomina» ha detto Blumenthal, un altro senatore democratico.

La nomina del giudice, insomma, ha tutta l’aria di diventare una lunga battaglia procedurale e politica e durare mesi. Non c’è giorno che la presidenza Trump non regali colpi di scena. Non si può dire che ci si annoia, ma si può senza dubbio affermare che ci si preoccupa.

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