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Batta un colpo il governo sulle droghe. Questo il nome della petizione presentata al governo per il rispetto degli obblighi di legge e gli impegni internazionali relativamente alle sostanze stupefacenti. Spiegano, infatti, le associazioni e i movimenti che è il momento di riconvocare la conferenza nazionale: un obbligo, disatteso dal 2009 e previsto dalla Craxi-Russo-Jervolino, la legge di 27 anni fa riconsegnata al Paese dalla Consulta una volta bocciato l’impianto della Fini-Giovanardi. Perché di droghe sappiamo sempre meno, come si potrà leggere sul prossimo numero del settimanale Left, in edicola dopodomani con una copertina emblematica: Eroina 2.0.

La scientificità dei dati ufficiali viene messa ripetutamente in discussione anche da organismi internazionali come il Centro di Lisbona, che per l’Europa monitora la questione, mentre le ricerche più aggiornate danno in crescita fenomeni di consumo da parte dei giovanissimi: uno su quattro ha ammesso di aver assunto sostanze illecite.
La relazione annuale, basata su standard non omogenei da regione a regione, è stata consegnata con sei mesi di ritardo, in sordina, proprio nei giorni delle dimissioni di Matteo Renzi. Solo soggetti come il Forum Droghe si sforzano di aggiornare i dati consegnando ogni anno un Libro bianco. Le carceri sono stipate di consumatori (il 35% della popolazione detenuta per un costo di mezzo miliardo di euro l’anno) da una legge “antica”, inutilizzabile e proibizionista, come quella che le è succeduta, e che continua a negare ogni riduzione del danno dietro le sbarre. Meglio ancora sarebbe discutere le leggi da troppo tempo nel cassetto: ce n’è una di iniziativa popolare – consegnata il 10 novembre ma su cui ancora non vengono effettuati i conteggi – e c’è da tempo un testo prodotto dall’intergruppo parlamentare Cannabis legale, il più ampio della storia della Repubblica. Ancora oggi, se è possibile tenere e regalare un seme di cannabis, il solo infilarlo in un vaso di terra espone a un rischio da 2 a 6 anni di galera e fino a 76mila euro di multa.

Ma i tempi sono maturi per invertire la rotta. La società è più avanti di chi la rappresenta anche su questi temi. Legalizzare ciò che si può e depenalizzare il consumo porterebbe consenso a chi la promuovesse, sottrarrebbe ai consumatori il rischio di un contatto con le narcomafie e aggiungerebbe soldi a un erario dissanguato dalle scelte dissennate dell’austerità.
Così, almeno, continuano a ripetere i soggetti promotori, non ultimo in una conferenza stampa ieri alla Camera: A Buon Diritto, Antigone, Associazione Luca Coscioni, Cgil, Cild, Cnca, Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, Forum Droghe, Itardd, La Società della Ragione, LegacoopSociali, Lila, Possibile, Radicali Italiani, a cui si aggiungono nell’appello lanciato oggi Leopoldo Grosso, presidente onorario Gruppo Abele, Franco Corleone, garante dei detenuti della Toscana, Francesco Maisto, Presidente emerito del Tribunale di Sorveglianza, coordinatore del Tavolo sulla Sanità degli Stati Generali della Esecuzione Penale. Da anni, ricordano i promotori, non viene assegnata la delega in materia di dipendenze e manca una chiara direzione politica in materia di stupefacenti, mentre viene disatteso almeno dal 2009 l’obbligo di convocazione della Conferenza nazionale prevista dalla legge. Nel testo si chiede anche, all’interno dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, di avviare un ripensamento sul sistema dei servizi per le dipendenze coinvolgendo utenza e società civile e puntando a promuovere la riduzione del danno come uno dei pilastri per gli interventi socio-sanitari in tema di droghe. Sul versante della cannabis terapeutica, si chiede di adeguare la produzione dello Stabilimento farmaceutico di Firenze alle reali esigenze dei malati e di dare impulso alla prescrivibilità della cannabis. Utile, secondo la più recente letteratura scientifica, per la cura di un numero di patologie sempre più ampio.

 

Eroina 2.0 lo trovate su Left in edicola dal 4 febbraio

 

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