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I quadri di Keith Haring danno decisamente una nota di colore al centro di Immuno-Oncologia del policlinico di Siena. E quelle linee e forme dell’artista pop americano sembrano quasi richiamare “l’intreccio” delle cellule del corpo umano. Cellule sane ma purtroppo anche malate. C’è un’opera di Haring anche nello studio di Michele Maio, il responsabile del centro diventato ormai punto di riferimento in Italia per l’immunoterapia contro il cancro. Ematologo ed oncologo, racconta a Left la “rivoluzione terapeutica” che ha descritto nel libro scritto insieme ad Agnese Codignola Il corpo anti cancro (Piemme). Lo abbiamo incontrato per capire come possa essere attivato e potenziato “il Superorganismo”, il sistema immunitario, del quale fino a trent’anni fa si pensava non potesse fare nulla contro i tumori. «Un dogma che è crollato», dice Maio. E così la quarta strada, l’immunoterapia, oltre alla chemioterapia, radioterapia e chirurgia, si sta rivelando uno strumento efficace nella lotta contro i tumori. Il melanoma soprattutto, poi il tumore del polmone, e altre patologie oncologiche visto che sperimentazioni sono in corso su tutti i tumori.
«È negli ultimi trent’anni – afferma Maio – che si è avuto un fortissimo incremento delle conoscenze sulla fisiologia del sistema immunitario, su come funziona e come può essere in grado di tenere sotto controllo tutto ciò che c’è di estraneo nel nostro organismo, compresi i tumori. Si è compreso molto anche sul versante dei tumori: le caratteristiche delle cellule tumorali, come queste interagiscono e sfuggono al controllo del sistema immunitario. Si è passati quindi da osservazioni di tipo empirico a testare in clinica la possibilità, usando vari tipi di agenti terapeutici, che questa interazione fra sistema immunitario e tumore potesse essere potenziata e quindi che si potesse realmente. Un processo con alti e bassi, fino alla svolta decisiva e definitiva negli ultimi dieci anni».
Nella lunga intervista Maio parla dei farmaci che hanno dato impulso all’immunoterapia e di come agiscono gli anticorpi, divisi in “agonisti” e “antagonisti”. Ma il focus è rivolto soprattutto alle prospettive future. Maio ci tiene a sottolineare: che «l’immunoterapia non è un ricostituente del sistema immunitario, l’immunoterapia si può anche sostituire del tutto alla chemioterapia ma solo quando abbiamo dati in tal senso che non possono che derivare dalle sperimentazioni cliniche in corso».

L’articolo integrale lo trovate su Left in edicola dal 4 febbraio

 

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