Non c’è solo la lettera dei 600 docenti universitari a tenere alta l’attenzione sulla scuola. C’è un altro tema molto più importante che nei giornali non appare: le otto deleghe della legge 107 (cosiddetta “Buona scuola”) che il Governo ha inviato al Parlamento. Entro il 17 marzo diventeranno attuative. In questi giorni si alternano le audizioni di sindacati e associazione in Commissione Cultura e Istruzione. In ballo ci sono temi come la formazione professionale, la scuola dell’infanzia, la valutazione, la formazione dell’insegnante, insomma i pilastri dell’istruzione. Sull’argomento abbiamo ricevuto il contributo di Bruno Moretto del Comitato bolognese Scuola e Costituzione, che pubblichiamo.

In base ai commi 180 e seguenti della legge 107, entrata in vigore il 16 luglio 2015, il governo doveva emanare entro 18 mesi 9 decreti applicativi delle deleghe contenute. Già allora forti furono le critiche per questa eccessiva delegificazione che dava carta bianca al governo su temi importantissimi. Dopo un lungo silenzio, il 14 gennaio 2017 il Consiglio dei ministri ha approvato 8 decreti applicativi che sono stati trasmessi alla Camera dei deputati per il previsto parere in data 16 gennaio.

In questi giorni le commissioni di Camera e Senato si stanno riunendo per iniziare la valutazione. Alla Camera si stanno svolgendo audizioni “informali” con associazioni e sindacati. Resta il fatto che ai sensi della legge i provvedimenti dovevano esser adottati e non semplicemente trasmessi alle camere entro tale data.

Questo modo di procedere, che conferma quello sempre tenuto dal Governo Renzi, oltre che illegittimo, mette le Commissioni parlamentari nella condizione di dovere esprimere i pareri su materie molto complesse entro soli 60 giorni.
Per di più ad ora non risulta pervenuto il prescritto parere della Conferenza Stato Regioni, necessario visto che sul sistema 0-6, sulla riforma dell’istruzione professionale, sul diritto allo studio, le Regioni hanno competenze legislative in alcuni casi esclusive e in altri concorrenti.

Innanzitutto va evidenziato che i decreti sono tutti a costo zero a parte quello sul sistema integrato 0-6, che elargisce altri 200 milioni ai servizi educativi e scuole paritarie private. E’ gravissimo che non vengano individuati investimenti sul diritto allo studio il cui esercizio è stato fortemente compresso in questi anni di crisi, tanto che sono diminuite le iscrizioni sia alla scuola dell’infanzia che all’Università.
In generale il contenuto della maggioranza dei decreti è molto pericoloso perché determinerebbe un ulteriore dequalificazione del sistema scolastico e una compressione di diritti fondamentali.

Il sostegno ai disabili? «Una presa in giro»
Scrive la federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) sul decreto sull’inclusione: «Temi come quelli della continuità scolastica, della garanzia di sostegno adeguato, della formazione dei docenti, della qualità scolastica, della corretta valutazione delle necessità e delle potenzialità degli alunni con disabilità, della programmazione sostenibile e congruente, della rivisitazione intelligente di ruoli, competenze, responsabilità sono – in tutta evidenza – tradite e, a tratti, irrise. In termini ancora più schietti: una presa in giro!»

Fondi alle private: un provvedimento che viola la Costituzione
Scrive Il Comitato bolognese scuola e Costituzione nella sua memoria alle commissioni sul sistema integrato 0-6: «Tale impostazione di fondo di mettere sullo stesso piano scuole statali fondate sulla libertà di insegnamento e gratuite e servizi scolastici gestiti da enti pubblici e privati e a pagamento configura questo provvedimento come una palese violazione dell’art. 33 c.2 della Costituzione che vieta oneri per lo Stato a favore delle scuole e istituti di educazione di Enti e privati, arrivando a prevedere finanziamenti per la costruzione di nuovi edifici, ristrutturazioni edilizie, spese di gestione e formazione del personale». Con la conseguenza di superare anche la legge di parità n. 62/2000 .

“Costo zero” uguale efficacia zero
Scrive Tomasi Montanari sul decreto sulla cultura umanistica: «Sul piano pratico, la principale obiezione al decreto (che tra 60 giorni sarà legge) è che si tratta di un provvedimento a costo zero (art. 17, comma 1): e dunque anche a probabile efficacia zero. Ma, una volta che se ne considerino i contenuti, c’è da rallegrarsene. L’articolo 1 chiarisce i principi e le finalità del provvedimento: “il sapere artistico è garantito agli alunni e agli studenti come espressione della cultura umanistica… Per assicurare l’acquisizione delle competenze relative alla conoscenza del patrimonio culturale e del valore del Made in Italy, le istituzioni scolastiche sostengono lo sviluppo della creatività. Cultura umanistica, creatività e Made in Italy (in inglese) sarebbero dunque sinonimi: per conoscere il patrimonio culturale, la Ferrari e il parmigiano (tutto sullo stesso piano) bisogna essere creativi».

Studenti pronti ad azioni di protesta nelle scuole
Scrivono gli studenti di Link sul decreto sul diritto allo studio: «Ancora assente una legge nazionale sul diritto allo studio: gli studenti non sono stati ascoltati. …, proibitive però le norme che introducono le Iinvalsi come criterio di ammissione all’esame e accesso all’università. Apprendistato dal secondo anno delle scuole secondarie superiori, nuova forma di sfruttamento. Studenti pronti ad azioni di protesta nelle scuole».

Nessun coinvolgimento del mondo della scuola
Anche i provvedimenti di delega, come già fu per la legge 107, sono stati prodotti senza alcun coinvolgimento del mondo della scuola e finiranno per peggiorare ulteriormente il funzionamento del sistema scolastico, già messo in crisi dal primo anno di applicazione della legge, che la nostra Costituzione ha visto a garanzia dei diritti di uguaglianza e solidarietà di tutte le cittadine e cittadini. Bisogna assolutamente creare un forte mobilitazione per chiedere il ritiro di tali provvedimenti e una nuova legge delega che preveda tempi distesi per l’elaborazione di riforme cruciali per la nostra scuola.
Bruno Moretto, Comitato bolognese scuola e Costituzione

 

Il Comitato ha inviato alle commissioni istruzione della Camera e del Senato due memorie, una sul decreto n. 380 “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a 6 anni” e l’altra sul decreto n. 384 “Valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato” che sono reperibili sul sito www.scuolaecostituzione.it

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