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Secondo il nuovo “policy paper” del think tank Bruegel, la Brexit potrebbe avere effetti dirompenti sulla struttura del sistema finanziario europeo.

Gli autori dello studio – André Sapir, Dirk Schoenmaker e Nicolas Véron – scrivono che lo spostamento del baricentro finanziario da Londra all’Europa continentale potrebbe provocare una perdita di 30mila posti lavoro nella City. Ma oltre a indicare i costi per il Regno Unito, l’analisi mette l’accento anche sui rischi per l’Unione europea.

Il pericolo più grande per l’Europa è legato alla possibilità che si scateni una competizione al ribasso, in termini di regolamentazione, tra alcune metropoli del Continente – nello specifico, Amsterdam, Dublino, Francoforte, Parigi vengono citate come le papabili alternative a Londra. L’obiettivo? Accaparrarsi il titolo di nuovo centro finanziario europeo. Il documento di Sapir, Schoenmaker e Véron presenta quindi delle policy per affrontare lo scenario critico.

In primo luogo, andrebbe rafforzata la supervisione finanziaria dell’Ue (fino ad oggi, volente o nolente, l’Ue si è affidata molto al controllo esercitato dalle autorità britanniche sulla City) tramite l’Esma (l’Autorità europea degli strumenti finanziai e dei mercati), fondata nel 2011 e con sede a Parigi.

In secondo luogo, va rinforzata l’Unione bancaria con schemi che definiscano la condivisione del rischio per l’Eurozona legata ai depositi bancari. In sintesi, la risposta all’uscita della City dall’Ue deve essere una maggiore integrazione finanziaria tra i diversi Paesi Ue.

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