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Ieri pomeriggio, 8 febbraio, il ministro dell’Interno Marco Minniti è stato audito dalle Commissioni riunite (Affari Costituzionali di Camera e Senato). Il ministro ha annunciato alcune novità rispetto al Piano del Viminale sul contrasto all’immigrazione irregolare: espulsioni, centri di rimpatrio, lavoro obbligatorio, procedure rapide per l’asilo. I tempi? Rapidi, rapidissimi. Entro febbraio potrebbe essere tutto operativo.

Rimpatri. Il Viminale di Minniti punta tutto sull’accelerazione dei rimpatri, in vista di nuovi accordi bilaterali con Paesi terzi di origine e di transito. Su questo punto, in molti contestano il rispetto dei diritti fondamentali in diversi di questi Paesi. Un esempio su tutti, la Libia.
Dal 1 gennaio al 15 settembre 2016, le persone transitate nei Cie sono state 1.968 e di queste ne sono state rimpatriate 876, circa il 44%. I rimpatri, poi, sono anche costosi: stando ai dati di LasciateCIEntrare, dal 2011 la spesa complessiva per la loro gestione sarebbe stata di almeno 18 milioni di euro.

Richiesta d’asilo e lavori utili. Minniti auspica la soppressione del grado di giudizio: saltala possibilità di fare ricorso al decreto di rimpatrio. Una proposta in contrasto con quanto previsto dal nostro ordinamento, oltre che lesiva del rispetto dei diritti dei richiedenti asilo. Secondo le anticipazioni del ministro, poi, quest’ultimi dovranno infine svolgere obbligatoriamente «lavori socialmente utili» non retribuiti.

Cambio di nome: arrivano i Cpr. I Cie (Centri d’identificazione ed espulsione) si chiameranno Cpr (Centri permanenti di rimpatrio). Saranno sempre strutture rivolte ai cosiddetti “immigranti economici”, privi di documenti validi. Cambia la forma – diventano centri finalizzati ai rimpatri e non più carceri di tipo amministrativo – ma rimane una struttura con limitazioni della libertà personale. Resta anche la permanenza fino a 90 giorni. Attualmente in Italia sono attivi 4 Cie: Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino, per un totale di 574 posti disponibili di cui effettivi 359. Al 30 dicembre 2016 risultavano trattenute 288 persone.
Un numero che aumenterà: il Piano prevede infatti la riapertura di un centro per regione, con capienza totale di 1.600 posti.

La vigilanza del Garante nazionale. Nel nuovo Piano, il ministro assicura la vigilanza nei nuovi centri del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, carica attualmente coperta dal dottor Mauro Palma. In verità, questo è già previsto, ma il Piano tenderebbe a rafforzare e legittimare la figura.

Cambio al Dipartimento. Entro febbraio il prefetto Mario Morcone dovrebbe lasciare la guida del dipartimento Libertà civili, per diventare Capo di gabinetto. Al suo posto in arrivo Gerarda Pantalone, finora prefetto di Napoli.

Gli appalti. Per l’affidamento in gestione del sistema di accoglienza migranti, gli appalti saranno suddivisi in «lotti funzionali per singole tipologie di servizi», annuncia il ministero dell’Interno. Gli appalti di gestione per i servizi dei centri per gli immigrati, quindi, non saranno più unici, ma divisi in lotti: mensa, assistenza sanitaria, alloggiamento, e ciascuno messo a gara singolarmente. In questo modo, è l’intenzione del Ministero, più imprese potranno partecipare alle procedure di gara, garantendo il principio della libera concorrenza.

Le reazioni. L’Anac di Raffaele Cantone ha già dato parere favorevole alla suddivisione degli appalti. Entusiasta appare il Pd, che attraverso la senatrice dem Laura Fasiolo, annuncia: «Il ministro dell’Interno Marco Minniti oggi ha fornito un quadro preciso su come il governo intende affrontare il tema immigrazione. Finalmente una linea chiara e proposte coraggiose. Dobbiamo gestire la grande emergenza dei migranti senza scivolare nella sbagliata equazione immigrazione uguale terrorismo».
Il Cir di Roberto Zaccaria «accoglie il Piano Minniti con interesse, auspicando che si traduca in proposte normative che rendano il Sistema Asilo più efficace sempre nella piena tutela dei diritti di protezione».
Mentre arrivano dure critiche dalla campagna LasciateCientrare: «È evidente che non basterà un cambio di nome per un’inversione di tendenza sulle politiche di accoglienza del Paese», denuncia. «La loro disumanità e inefficacia sul piano dei rimpatri ha comportato il progressivo smantellamento del sistema con la chiusura di numerose strutture. Adesso, aprire un centro per regione, come propone il ministro Minniti, non farà altro che alimentare violazioni e situazioni di illegalità», dice la portavoce Gabriella Guido.
Le fa eco la deputata di Sinistra italiana Celeste Costantino: «Se dovessi sintetizzare in una battuta le nuove linee programmatiche del Ministro dell’Interno Minniti, direi: brutte notizie mascherate da atti di buon senso».

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