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La Presidenza Trump può essere usata come manuale di scienza e storia della politica, perché la rappresentazione che mette in scena ogni ora del giorno da due settimane è quella di un governo costituzionale scosso come in uno shaker da uno dei suoi poteri, quello presidenziale. Il leader populista che si definisce la “bocca” del popolo – «è il popolo che ha vinto non io, che parlo per il popolo» come ha pressapoco detto Trump il giorno dell’inaugurazione – ritiene di godere di più legittimità degli altri organi dello Stato, anche del Congresso che comunque è stato parzialmente rinnovato due anni fa e quindi registra una volontà meno recentemente testata della sua e quindi, prevedibilmente, meno autorevole.

È questa visione di legittimità istantanea, presente e viva nella persona e nelle parole del leader, che la presidenza Trump rappresenta, secondo uno schema che è populista nello stile e plebiscitario nel metodo. E per questo deve mostrare un attivismo senza posa, poiché, come da manuale, la leadership populista cerca il plebiscito permanente e deve quindi produrre permanentemente prove di legittimità. Fare o cominciare a fare, subito, quello che ha promesso in campagna elettorale, a tutti i costi, anche tirando per i capelli se stesso come il barone di Munchausen – il leader al governo è anche sempre in mobilitazione, ricoprendo due ruoli: il potere costituito e il potere che costituisce se stesso.

Un presentismo regimentato che assorbe tutta la politica – quella istituzionale e quella extra-istituzionale; quella che decide e quella che giudica – senza lasciare a nessun spazio. Non alla stampa e all’opinione, sbeffeggiata ogni qualvolta non canta nel coro, ovvero quando fa il suo lavoro e non quello del leader. Non gli altri poteri dello Stato e soprattutto quello meno politico e – nella mente plebiscitaria di Trump presumibilmente meno legittimo: il giudiziario. Ed è questo l’altro capitolo del manuale: l’assalto del leader populista plebiscitario alla divisione dei poteri, al potere indipendente da quello politico in particolare, e l’affermazione della sua sovranità come la più autentica.

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