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Populista nello stile e plebiscitario nel metodo, Trump ritiene di essere al di sopra di ogni altra carica, lanciandosi all’assalto dei poteri. Proprio il suo bisogno di legittimazione, lo porta In un attivismo permanente senza sosta. L’analisi di Nadia Urbinati

La Presidenza Trump può essere usata come manuale di scienza e storia della politica, perché la rappresentazione che mette in scena ogni ora del giorno da due settimane è quella di un governo costituzionale scosso come in uno shaker da uno dei suoi poteri, quello presidenziale. Il leader populista che si definisce la “bocca” del popolo – «è il popolo che ha vinto non io, che parlo per il popolo» come ha pressapoco detto Trump il giorno dell’inaugurazione – ritiene di godere di più legittimità degli altri organi dello Stato, anche del Congresso che comunque è stato parzialmente rinnovato due anni fa e quindi registra una volontà meno recentemente testata della sua e quindi, prevedibilmente, meno autorevole.

È questa visione di legittimità istantanea, presente e viva nella persona e nelle parole del leader, che la presidenza Trump rappresenta, secondo uno schema che è populista nello stile e plebiscitario nel metodo. E per questo deve mostrare un attivismo senza posa, poiché, come da manuale, la leadership populista cerca il plebiscito permanente e deve quindi produrre permanentemente prove di legittimità. Fare o cominciare a fare, subito, quello che ha promesso in campagna elettorale, a tutti i costi, anche tirando per i capelli se stesso come il barone di Munchausen – il leader al governo è anche sempre in mobilitazione, ricoprendo due ruoli: il potere costituito e il potere che costituisce se stesso.

Un presentismo regimentato che assorbe tutta la politica – quella istituzionale e quella extra-istituzionale; quella che decide e quella che giudica – senza lasciare a nessun spazio. Non alla stampa e all’opinione, sbeffeggiata ogni qualvolta non canta nel coro, ovvero quando fa il suo lavoro e non quello del leader. Non gli altri poteri dello Stato e soprattutto quello meno politico e – nella mente plebiscitaria di Trump presumibilmente meno legittimo: il giudiziario. Ed è questo l’altro capitolo del manuale: l’assalto del leader populista plebiscitario alla divisione dei poteri, al potere indipendente da quello politico in particolare, e l’affermazione della sua sovranità come la più autentica.

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