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«Abbiamo bisogno di un’assemblea permanente dell’Eurozona, in cui ogni Paese sia rappresentato da deputati provenienti dai parlamenti nazionali in proporzione al numero di cittadini degli Stati membri e dei gruppi politici”.  È la proposta concreta e precisa che Thomas Piketty, economista di fama mondiale e autore de “Il Capitale nel XXI secolo”, ha avanzato ai microfoni di “Questions Politiques”, trasmissione di France Inter.

In passato Piketty ha spesso focalizzato i suoi interventi sulla crisi dell’Unione europea. Ma da settimana scorsa scorso c’è un motivo in più per prendere sul serio le parole dell’economista francese: Piketty è diventato consigliere per gli affari europei del candidato del Partito socialista francese alle Presidenziali del 2017, Benoit Hamon.

L’economista propone quindi la creazione di un «organismo democratico che permetta di prendere le decisioni in maniera riflessiva» e, soprattutto, «fuori dalla logica degli interessi nazionali». Questo Parlamento dovrebbe essere composto da 100-150 deputati e sostituire il Consiglio dei Ministri delle Finanze dell’Eurozona.

Quale sarebbe la logica di funzionamento dell’assemblea, rispetto a quella che oggi prevale nell’Eurogruppo? Quella della negoziazione e del compromesso razionale tra posizioni politico-economiche – invece che tra interessi nazionali – diverse.

La questione non è peregrina, soprattutto in un momento in cui si parla molto di Europa delle due velocità. Eppure, seguendo il consiglio di Piketty, il salto istituzionale sarebbe ben più importante: «La realizzazione di una tale modifica presuppone il cambiamento dei trattati», sottolinea l’economista francese.

Piketty ha sostenuto che Hamon è l’unico candidato all’Eliseo che può vantare una credibilità politica adeguata per portare avanti il progetto di trasformazione dei trattati: Fillon ha infatti negoziato in prima persona il Fiscal Compact nel 2012; e Macron lo ha applicato senza remora negli anni a seguire. Pesantissimo poi, il giudizio generale su quest’ultimo: «Ha commesso degli errori, creato dei disastri economici insieme a Hollande e non ha mai fatto un minimo di autocritica».

E Jean-Luc Mélenchon? Secondo Piketty, il candidato della sinistra radicale ha in mano soltanto un piano “B”, ovvero quello dell’uscita dai trattati. Difficile cambiare l’Ue in questo modo. Hamon invece, «propone una soluzione positiva ai problemi del Vecchio Continente».

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