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Un traguardo sempre più travagliato, quello del 3 marzo, data in cui con la conferenza dei servizi, dovrebbe arrivare il via libera definitivo del Comune di Roma alla costruzione dello Stadio di James Pallotta e Luca Parnasi. Un sì che nelle scorse settimane è sembrato sempre più vicino, visti i tavoli sempre più ravvicinati fra le parti, al fine di trovare una soluzione a quelle cubature di troppo. Di troppo rispetto al piano regolatore, ma soprattutto di troppo per il Movimento 5 stelle, che all’ambientalismo e al no al consumo di suolo ha dedicato una delle sue 5 stelle.

Tant’è che e a ricordarlo alla sempre più esile giunta Raggi – dopo l’addio anche dell’assessore Paolo Berdini – ci pensa proprio la base romana, ormai in totale rivolta: martedì 21 febbraio alle ore 12 i grillini marceranno – di nuovo – sotto al Campidoglio, ma stavolta per protestare contro i loro di “portavoce” eletti. I quali, lamentano gli attivisti, la loro voce non la ascoltano più. “Non ci ascoltano più, non rispondono nemmeno al telefono”, lamentano. E quindi si organizzano, con tanto di pagina facebook e immancabile hashtag #VirginiaApriQuestaBusta.

“Cara Virginia,
sulla vicenda stadio state prendendo una cantonata!
Oltre a non seguire quanto è stabilito nel programma e quanto dichiarato in campagna elettorale e soprattutto il supporto tecnico del Tavolo Urbanistica, che ha evidenziato varie illegittimità nella procedura sin qui espletata dalla vecchia Giunta, state continuando nell’errore!”

Questa la premessa del post, il cui autore è Francesco Sanvitto, storico e noto attivista grillino e soprattutto architetto a capo del tavolo di urbanistica del M5S Roma che più volte aveva consegnato obiezioni e proposte alternative alla costruzione dell’impianto dell’As Roma. E contro il quale, i militanti sono disposti a guerreggiare. Fino in tribunale se serve. L’obiettivo di martedì è consegnare alla prima cittadina una proposta di contro-delibera che Left ha potuto visionare e che potrebbe annullare quella siglata dal predecessore Ignazio Marino (qui il documento).

Ieri il sindaco pentastellato ha provato ad arginare la marea che si sta alzando dalla base spiegando in un post sul blog che “essendo entrati in corsa, ci siamo trovati un iter già avanzato e quasi a conclusione che, in altre parole, significa: causa multimilionaria all’orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune di Roma, per via degli atti amministrativi compiuti dalla giunta Marino”. Sicuramente vero, come abbiamo scritto nel numero di Left in edicola da sabato.

Ma è anche vero che, a quanto scrive il Messaggero, Virginia ha nel cassetto un parere legale chiesto dal M5s della Regione allo studio Imposimato secondo il quale il Business park (le torri) e le altre opere private non sarebbero incluse nella delibera, e dunque – quelle si – annullabili. Cosa che però, aggiungiamo noi, farebbe venir meno la sostenibilità economica dell’opera, ovvero, il vantaggio che il manager italo-americano e il costruttore romano avrebbero in cambio nel costruire le opere pubbliche.

Cosa risponderanno ora i veritici, tutti schierati per il si? Grillo, Di Maio e Di Battista chi preferiranno ascoltare, manager e costruttori o i loro militanti?

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