Giovedì 16 febbraio, il Centro di ricerca politologica di Science Po (Cevipof) ha reso noto i risultati di un’analisi commissionata dal quotidiano Le Monde, volta a intercettare le intenzioni di voto dei cittadini francesi.

Il primo dato significativo riguarda Francois Fillon. Il candidato del partito Le Républicains ha subito un forte contraccolpo dopo gli scandali finanziari: nell’arco di un mese ha perso il 6,5% di consensi. Il calo è estremamente forte nell’ambito dei simpatizzanti del proprio partito. Se il 76% di questi ultimi si dicevano ancora pronti a votare Fillon a gennaio, oggi la quota è scesa al 63%.

Nel frattempo, Marine Le Pen si è consolidata al primo posto con un netto 26%. A seguire Emmanuel Macron (23%), Francois Fillon (19%), Benoit Hammon (15%) e Jean Luc Mélenchon (12%).

L’analisi del Cevipof indica anche la “solidità” degli elettorati dei candidati, ovvero la percentuale di votanti francesi che si dicono “certi” di votare per il proprio candidato preferito. In questa particolare classifica, considerando i primi 5 candidati per numero di preferenze assolute, di cui sopra, Marine Le Pen è ancora in testa con uno strabiliante 74%, seguita da Fillon con il 61%.

Il dato interessante è che Emmanuel Macron precipita in ultima posizione, dietro ai due candidati della sinistra. Soltanto un terzo dei cittadini che hanno indicato l’ex ministro dell’Economia come prima scelta, sono anche convinti che seguiranno questa direzione fino in fondo. Tra i due candidati della sinistra, la spunta Mélenchon che, con un elettorato “fidelizzato” pari al 53%, è l’unico insieme a Fillon e Le Pen a superare quota 50%. Benoit Hamon può contare invece su una base “sicura” del 39%.

Al di là delle incertezze dell’elettorato francese, va notato che, sommati, i voti di Mélenchon e Hamon supererebbero addirittura le percentuali di Le Pen al primo turno. In altri termini, se ci fosse una convergenza tra il Partito socialista e la sinistra radicale, ci sarebbero concrete possibilità di schierare uno dei due finalisti al secondo turno.

E infatti, qualcosa si muove. Mercoledì 14 febbraio, 600 personalità dell’area comunista (“Parti communiste français”, Pcf) hanno firmato l’appello “Pcf: sortons de l’immobilisme” (“Pcf: fuori dall’immobilismo”) per far avvicinare Hamon e Mélenchon. E anche la base del Partito ecologista (“Europe Ecologie-Les Verts”) si è espressa nettamente a favore di un avvicinamento tra la propria formazione e i due candidati della sinistra. Basterà? Difficile. Mélenchon continua a proclamarsi unica scelta alternativa reale. E i punti di disaccordo, soprattutto sull’Europa, sono molti.

E mentre il gioco delle alleanze a sinistra continua imperterrito, il rapporto Cevipof “grida” un’altra verità che nessuno ha il coraggio di affrontare a pieno.  Se si osserva la composizioni degli elettorati dei partiti francesi, si constata la rottura definitiva degli schemi tradizionali di voto delle classi sociali lungo la dimensione sinistra-destra.

Per menzionare quella più significativa, tra gli operai, la destra radicale del Front National è il primo partito con il 25%, seguito da Macron (10%). Socialisti e sinistra radicale, raccoglierebbero invece, rispettivamente, soltanto 7 e 8 “colletti blu” su 100. Una magra consolazione: il 42% si dice “astensionista”.  Se poi si guarda soltanto agli operai che si dicono “certi” di andare a votare, lo scarto tra sinistra e destra diventa ancora più evidente. Il 44% voterebbe Marine Le Pen, rispetto a un 26% complessivo a favore dei candidati della sinistra.

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