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Gli scenari delle elezioni Presidenziali francesi sono in costante evoluzione. Ieri, Emmanuel Macron ha ottenuto l’appoggio ufficiale di François Bayrou, sindaco di Pau e Presidente del “Mouvement Démocrate” (Modem), una forza politica centrista ed europeista.

Bayrou ha proposto a Macron di integrare nel programma elettorale alcuni temi-cavalli di battaglia del Modem. Tra questi, la promessa di una legge sul “conflitto di interessi”, ma anche un impegno a favore del pluralismo nel quadro politico francese.

Il candidato del movimento En Marche (“In Marcia”) ha prontamente accettato l’offerta di Bayrou. I due leader si dovrebbero incontrare proprio oggi per definire i dettagli e ufficializzare l’accordo.

Durante le primarie della destra repubblicana francese, Bayrou aveva appoggiato Juppé. Inoltre, durante le ultime settimane, aveva chiesto a Fillon di fare un passo indietro, in seguito agli scandali legati all’utilizzo, da parte di quest’ultimo, di soldi pubblici per assumere i propri famigliari.

Bayrou ha motivato così la sua scelta a favore di Macron: «Nel Paese, c’è un’urgenza di cambiamento. [Il mio], è un gesto per dare speranza alla Francia».

Il sostegno di Bayrou sposterà l’ago della bilancia a favore di Macron nello scontro con Marine Le Pen? Difficile dirlo. Ma è probabile che il gesto rappresenti un’ulteriore spallata nei confronti di Fillon, per il quale, a questo punto, sembra più difficile arrivare al secondo turno.

Dal canto suo, Marine Le Pen ha visitato Beirut. Cosa c’è dietro al viaggio del leader del Front National in Libano? Probabilmente la volontà di dimostrare una “credibilità internazionale”. Anche perché, negli stessi giorni, Emmanuel Macron è stato ospitato da Theresa May a Londra. Un chiaro segno, di quali siano le preferenze dell’élite politica europea.

Nel frattempo, il Presidente uscente, Francois Hollande, in visita presso gli stabilimenti di Alstom e General Electric di Belfort, ha cercato di difendere il bilancio della sua presidenza. Ma, soprattutto, ha alzato la voce contro il rischio del «protezionismo».

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