«Professoressa ma perché la sinistra si divide sempre?».

È una mattina come le altre e sono a scuola, la domanda me la pone uno dei miei alunni di quinta mentre sto spiegando la Rivoluzione russa e mostrando il variegato spettro di forze scese in campo contro lo Zar: i bolscevichi di Lenin, i menscevichi di Martov, i socialisti rivoluzionari, i cadetti…Non è la prima volta che un mio studente fa un’osservazione di questo tipo e quindi non mi coglie impreparata: ogni volta che in quarta studiamo la Rivoluzione francese o in quinta i socialismi alla fine dell’800 o più avanti ancora affrontiamo il 900 e le scissioni del Partito Socialista prima e poi quelle tra comunisti massimalisti e riformisti qualcuno dal fondo della classe alza la mano.

Già, perché tante divisioni?

La domanda non ammette indugi anche perché la storia poi ci insegna che di fronte a queste frammentazioni hanno sempre vinto l’uomo forte (Robespierre, Napoleone, Stalin…) e le forze di destra (i fascisti, i nazisti, i franchisti…). La domanda, inoltre, coglie assolutamente nel segno e mi dà l’occasione di parlare di attualità, visti gli ultimi sviluppi del congresso del Partito democratico e così ci ritroviamo a pensare ai grandi problemi che hanno contraddistinto la storia della sinistra in Europa fin dai suoi esordi.

Mentre cerco di rimettere insieme le idee per trovare una risposta plausibile e neanche troppo scontata e stupida mi strappa un sorriso il ricordo di Corrado Guzzanti quando, in un suo esilarante spettacolo del 2010, imitava Fausto Bertinotti che ideava una nuova strategia politica: la sparizione della sinistra per via di scissioni. «Negli ultimi tempi – diceva – gli animali di grossa taglia non fanno più paura, quindi bisogna attaccare il nemico per via di microorganismi: scindersi scindersi fino a sparire». Oggi lo sketch del comico romano appare di una lungimiranza disarmante e allora la risposta è d’obbligo perché ne va dell’identità della sinistra non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo intero.

La storia della sinistra è sempre stata caratterizzata da una miriade di scissioni che non è sufficiente spiegare come frutto dell’esercizio della libertà di pensiero, non fosse altro che per via di tali divisioni la sinistra molte volte nella storia è stata sconfitta favorendo l’ascesa al potere di forza autoritarie e illiberali. Mentre parlo e spiego, organizzo il pensiero e mi viene in mente ancora il giornalista di Raitre Maurizio Mannoni che, durante una puntata di Linea Notte del 28 novembre 2014, pose la stessa domanda del mio studente all’ospite che aveva in studio: lo psichiatra Massimo Fagioli.

«Professore, le pongo una domanda che è sia politica che psicoanalitica: perché questa eterna tentazione di scissione nella sinistra?». Fagioli rispose con una battuta fulminante che mi colpì molto: «Ci sono sempre state le scissioni fin dalla Rivoluzione francese perché si è imposto l’ideale della libertà, che era solo una libertà dei mercati, che ha portato all’individualismo facendo fallire l’ideale dell’uguaglianza».

(…)

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