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Il governo italiano, nella persona del ministro degli Interni Minniti e con il beneplacito dell’Unione europea, sembra aver scelto la strada della Libia come soluzione alla questioe migratoria. Fermiamo i flussi in entrata nel Paese africano in preda a una guerra civile, cooperiamo con quel poco di infrastrutture statuali esistenti e rispediamoli a casa loro. Poi, se riusciremo, cercheremo di umanizzare il trattamento ricevuto e magari di creare dei luoghi in cui sarà possibile fare domanda di asilo in Europa senza prima mettere piede sui nostri sacri confini. Bene.

Se non fosse che in Libia non ci sono istituzioni funzionanti, che il confine è un colabrodo, che la guardia costiera è spesso corrotta o complice dei trafficanti di esseri umani. E se non fosse che durante la permanenza nel Paese, uomini, donne e bambini vengono abusati e malrattati. Le ultime notizie le ha raccolte l’Unicef, che ha pubblicato un rapporto dal titolo significativo: “Un viaggio mortale per bambini”.

L’agenzia Onu per l’infanzia sostiene che lo scorso anno quasi 26.000 bambini – la maggior parte di loro non accompagnati – abbia attraversato il Mediterraneo.Tra questi, molti patiscono violenze e abusi sessuali per mano di contrabbandieri e trafficanti.

Ma raramente li denunciano (a chi, poi) per paura di essere arrestati o rispediti indietro. L’agenzia denuncia inoltre mancanza di cibo, acqua e cure mediche nei centri di detenzione libici. Di pericoloso, insomma, nel viaggio per l’Europa, non ci sono soli il mare e il deserto, ma anche la Libia.

Il rapporto riporta molte testimonianze: storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali, uccisioni. Ad esempio Kamis, partita con la madre dalla Nigeria, giunta in Libia dopo il deserto e un naufragio e finita in un centro di detenzione nella città di Sabratha. «Ci picchiavano ogni giorno senza motivo, non c’era acqua, non c’era nulla. Era un posto molto triste» ha raccontato al personale Unicef.

«Quasi la metà delle donne e dei bambini intervistati dal personale che ha redatto il rapporto ha subito abusi sessuali durante la migrazione. Spesso più di una volta e in luoghi diversi», si legge nel testo Unicef il rapporto. Queste violenze capitano nei luighi di detenzione, ma anche nei posti di blocco e molti dei violentatori vestivano l’uniforme.

Eppure, pensano Minniti e il governo italiano, è in Libia che bisogna tenere i migranti. A inseguire Salvini, si finisce con il farlo vincere.

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