«Siamo stati equiparati a un ristorante, ma questa è una scuola materna, non si può dire che è la stessa cosa. E così dobbiamo sgomberare». Massimo Guidotti è direttore e uno dei fondatori del Celio Azzurro, l’asilo multiculturale nel parco del Celio a Roma. Nella trappola della delibera 140/2015 della giunta Marino che riordina il patrimonio immobiliare del Comune è incappato anche la scuola materna che esiste da 25 anni. Un fiore all’occhiello di quelle esperienze di “intercultura”, parola molto facile da scrivere nei programmi elettorali ma così difficile da mettere in pratica. Al Celio Azzurro così come ad altri spazi sociali gestiti da associazioni è stato chiesto un aumento del canone d’affitto che è improponibile per la cooperativa omonima che gestisce la scuola. «Oltre cinquemila euro e 242mila euro di arretrati», specifica Guidotti. La Corte dei Conti ha utilizzato il censimento fatto fare dalla giunta Marino e ha decretato che tutte le concessioni del Comune dovessero essere rivalutate a prezzi di mercato, indipendentemente dalla loro finalità e dalla natura delle associazioni. I metri quadrati sono quelli, punto e basta. Sono previsti 113 sgomberi che metteranno in ginocchio una rete vivace che anima la cultura e la società a Roma. Lo sfratto del Celio Azzurro è previsto il 20 marzo. Il 10 marzo alle 15 tutte le associazioni del socio-culturale si sono date appuntamento al Campidoglio. Ma oggi davanti al Celio Azzurro si protesta: maestri, bambini, genitori, amici. «Qua ci sono 60 bambini, di 20 nazionalità diverse, dai 3 ai 6 anni, stranieri e anche italiani naturalmente, in primo luogo bambini socialmente fragili. Il comune ci dà un finanziamento che purtroppo declina sempre di più, le famiglie ci danno una mano, cerchiamo di fare rette calmierate per venire incontro anche ai più disagiati, noi non vogliamo essere una scuola privata», continua Guidotti.

E adesso, che tipo di mobilitazione aspetta il popolo del Celio Azzurro? «Un po’ di rete l’abbiamo fatta, con le altre associazioni, ma siamo stati abbandonati da forze politiche che pure dovevano presagire quello che sta accadendo, siamo soli, solo un coordinamento di volontari. Per onestà dobbiamo dire che questa cosa è stata perpetrata dalla giunta Marino – sottolinea Guidotti – che all’inizio con una buona intenzione, voleva censire le varie concessioni ma poi tu Comune dovevi determinare con una delibera la differenza degli spazi del patrimonio comunale, cercando di supportare tutta la rete socio-culturale che è la spina dorsale dell’etica e della democrazia di una città come Roma. Noi abbiamo fatto naturalmente ricorso, ma dobbiamo sgomberare il 20 marzo, e gli arretrati sono di 242mila euro. Dal 2010 ci hanno messo a regime di mercato, dovremmo pagare 5mila euro e passa per una struttura che nel 90 abbiamo trovato in mezzo a una giungla e che noi a spese nostre abbiamo reso adeguata per i bambini». Gli operatori della scuola materna lamentano soprattutto l’assenza dell’amministrazione: «Quella M5s è in perfetta continuità con la giunta Marino». Sarebbe bastata un’altra delibera, invece tutto è stato lasciato nelle mani della Corte dei Conti che fa il suo mestiere e che ovviamente non distingue come dovrebbe fare un’amministrazione comunale vicina ai bisogni dei cittadini. «Così si fa la città dei ricchi e dei poveri, così si creano i muri», dice ancora Guidotti.
Il quale sottolinea la particolarità dell’esperienza del Celio Azzurro. «Dispiace che non possiamo parlare di contenuti, perché dobbiamo pensare alla sopravvivenza, ma questa è una scuola materna particolare. Il documentario di Edoardo Winspeare (Sotto il Celio Azzurro del 2009 Ndr) ha fatto il giro di tutti gli Istituti di Cultura italiani del mondo. È un peccato perché davvero in questo Paese i valori sono rovesciati».

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