Sarà Luca Montuori il nuovo assessore all’Urbanistica del Comune di Roma. Architetto e professore di progettazione urbanistica all’Università Roma Tre, 51 anni e figlio di Eugenio, urbanista di città come Sabaudia e Carbonia, e della stazione Termini di Roma.

Montuori è stato scelto dal sindaco pentastellato, dopo essersi immancabilmente confrontata con i consiglieri di maggioranza. Una riunione non particolarmente discussa, essendo Montuori attualmente capo segreteria dell’assessore alla Cultura (e vicesindaco) Luca Bergamo. E, come lui, con un passato nella sinistra veltroniana. Ex consulente di Walter Veltroni (2004-2008) per i progetti architettonici («fu una stagione meravigliosa»), sarà lui ad ereditare le beghe del suo predecessore Paolo Berdini, dimessosi a metà febbraio dopo le infelici dichiarazioni sulla giunta di Virginia Raggi uscite su la Stampa.

E proprio lo stadio della Roma (altro motivo di contrasto con Berdini, che ne era agguerrito oppositore), sarà il primo nodo da affrontare. Assieme al nuovo direttore generale Franco Giampaoletti, già dg del Comune di Genova, il neo assessore, dovrà lavorare – sempre in stretto contatto con l’As Roma e l’Eurnova di Luca Parnasi – al nuovo progetto di Tor di Valle, la cui bozza è attesa in settimana; capire come scavallare i vincoli della Sopraintendenza sull’Ippodromo; e infine realizzare la stesura della delibera di ‘novazione’, e cioè l’atto che servirà a validare definitivamente l’utilità pubblica dell’opera. «Siamo qui e cercheremo di migliorare i progetti», ha detto Montuori in conferenza stampa rispondendo proprio a una domanda sullo stadio e sugli altri importanti interventi urbanistici della città che lo attendono, come quello dell’ex caserma Guido Reni, un edificio enorme al Flamionio, il quartiere dell’Auditorium.

L’utilità pubblica però fortemente contestata proprio dai pentastellati, quando in Campidoglio sedevano fra i banchi dell’opposizione. Tanto che la procura in qualche cassetto ha un esposto depositato proprio Da Raggi, De Vito, Frongia e Stefàno che ne contestavano la pubblica utilità. Su che fine abbia fatto la denuncia, l’attuale presidente del Consiglio capitolino Marcello De Vito, raggiunto telefonicamente da Left, non ha voluto dare spiegazioni.

Sta di fatto che ormai lo stadio s’ha da fare. E non solo perché Grillo aveva dato personali rassicurazioni in questo senso da mesi alla società giallorossa, ma anche perché un accordo con l’ad Mauro Baldissoni nelle veci di James Pallotta, è stato raggiunto e annunciato.

Ma sebbene i fari dei media si siano abbassati, in realtà la questione è ancora scottante perché l’accordo potrebbe riservare spiacevoli sorprese per l’amministrazione. Cosa abbia comportato il taglio delle cubature – e delle relative torri di Liebeskind – in termini di opere pubbliche, ancora non si sa con certezza. Il nuovo “progetto 2.0”, come l’ha ribattezzato Raggi, per ora è stato presentato come vantaggioso per tutti, come #UnoStadioFattoBene, come recita il video di promozione lanciato due giorni fa dal Movimento 5 stelle: «La diminuzione delle cubature non inciderà se non su quelle pensate per concedere più spazi ai costruttori – spiegano – Marino aveva destinato 951mila metri cubi in più rispetto ai 153mila previsti giustificandole con una serie di opere pubbliche in gran parte superflue». Tra queste, «i due pontili sul Tevere, il sottopasso di via d’Asti, il prolungamento della metro b».

Cosa sarà superfluo, cosa regalato ai costruttori (come ha accusato Ignazio Marino) e cosa invece sarà una sottrazione fatale alla funzionalità dell’opera e al suo inserimento nel tessuto urbano, lo si scoprirà purtroppo solo una volta realizzato.

Quello che è certo è che il tempo stringe, perché il termine ultimo fissato dalla Regione per acquisire tutta la documentazione (progetto definitivo, parere unico e delibera), è il 30 marzo. Mentre la conferenza dei servizi, che slitta ormai da mesi, e che dovrebbe dare il via libera definitivo al progetto della società calcistica, è il 5 aprile.

I rendering dello stadio della Roma, in una combo tra il progetto originale dei proponenti, e quello uscito modificato dall’accordo in Campidoglio del 24 febbraio 2017, senza torri e a cubature ridotte. ANSA

La vicenda è talmente delicata che al nuovo responsabile all’Urbanistica verrebbe affiancato uno staff di 6 persone, scrive il Messaggero, trai quali – oltre ai tecnici interni che hanno gestito il dossier stadio – l’avvocato di Grillo Luca Lanzalone, che dall’inizio della vicenda ha seguito tutti gli incontri fra le parti e vigilato sulle trattative.

Resta invece ancora vacante, anche se per ora affidata a Montuori, l’altra delega che era di Berdini, quella ai Lavori Pubblici, per la quale Raggi sta cercando una donna.

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