Fatelo sapere anche agli innamorati di Marchionne: sventolare italianità per usare i soldi pubblici traslocando all’estero è un metodo che continua a prendere piede qui da noi mentre qualcuno si ostina a urlarci nelle orecchie che le riforme funzionano, che i dati non sono fatti ma gufi e tutto va ben madama la marchesa.

L’ultima in ordine del tempo è la K-Flex, azienda leader nel settore della gomma plastica, che dopo avere intascato qualcosa come dodici milioni di euro (12.000.0000) ha pensato bene di investirli all’estero (l’ha ammesso la figlia del proprietario, Marta Spinelli, durante un incontro in Assolombarda) dove ha intenzione di spostare la produzione lasciando a casa 187 lavoratori.

A nulla sono valsi i tentativi di mediazione di Regione Lombardia e del Governo: da più di un mese il presidio permanente dei lavoratori si scontra contro il muro di gomma dell’azienda. «Siamo imprenditori e andiamo dove il mercato ce lo chiede» ci spiega sornione il fondatore Amedeo Spinelli.

E in effetti qui da noi ormai li abbiamo abituati così: una generazione di capitalisti senza capitale che imprendono saccheggiando la Cassa Depositi e Prestiti (controllata dal Ministero) e che vorrebbero anche insegnarci l’etica e i trucchi per il successo.

Sono la forma avanzata dei “furbetti del cartellino”: chiedono e poi non restituiscono e alla fine la mancata restituzione la mettono a bilancio come attivo da capogiro. E si bullano, anche.

Buon lunedì.

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