Sabato 11 a Roma, al Teatro Brancaccio (dalle 10.30) Giuliano Pisapia – con gli ex Sel come Scotto e Furfaro – organizza “La prima cosa bella”, prima iniziativa romana del suo movimento Campo progressista, con una mano tesa agli scissionisti Pd e una al Pd stesso, che Renzi vinca o no.
Poco distante, invece, in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, e poco dopo (dalle 12, ma si continua anche domenica), arriva a Roma il PlanB for the Eu and the Euro zone. Intervengono tra gli altri Stefano Fassina, il francese Jean-Luc Mélenchon, il labourista John McDonnell, Zoe Konstantopoulou, presidente del parlamento greco e Manuel Monereo di Podemos.

Sono diverse sfumature di sinistra, o meglio diverse idee su come si risolve la crisi europea, ci spiega Fassina, quelle che si incontrano in Campidoglio. «C’è chi ancora spera che la soluzione sia puntare alla radicale riscrittura dei trattati e chi, tra cui io, pensa che invece quella strada non sia politicamente praticabile e che si debba superare l’Euro, possibilmente in maniera cooperativa», continua il deputato di Sinistra Italiana e consigliere comunale a Roma. Tutti, comunque, sono convinti che, in occasione del sessantesimo anniversario dei trattati europei, «non ci sia molto da festeggiare».

«L’Euro», è il punto condiviso, per Fassina, «è un sistema economico fondato sulla svalutazione del lavoro e va smontato». Lui ed altri, poi, sono dell’idea che lo si possa fare solo radicalmente: «l’ideale», ci dice, «sarebbe smontarlo attraverso una cooperazione tra chi l’ha scelleratamente costruito. Ma se questo non è possibile si dovrà procedere su singoli negoziati per l’uscita». Sperare in Macron e Schultz, come invece fa Renzi, secondo Fassina è inutile: «Perché quello che stiamo vivendo è il prodotto fisiologico dei trattati europei, non un incidente di percorso. Tant’è che non solo Merkel, ma anche i socialisti tedeschi non hanno intenzione di trasformare la Banca europea in un prestatore di ultima istanza per i governi nazionali».

Lo scenario fa paura? Vi convince chi profila conseguenze nefaste? Fassina risponde così: «Le conseguenze nefaste», dice, «le stiamo già pagando, già vivendo. Nell’Euro zona i Paesi del Sud sono in condizioni drammatiche». «Non si tratta», comunque, «solo di abbandonare l’euro, la moneta unica». Non date retta alle semplificazioni: «L’euro è una costituzione materiale non una moneta. E quello che proponiamo noi, e di cui discuteremo sabato e domenica, è la possibilità invece di recuperare un impianto economico coerente con la nostra costituzione, con standard sociali e ambientali per lo scambio di merci e servizi, limiti alla mobilità dei capitali, ad esempio. Si tratta, per capirci, di poter fare politica industriale senza incorrere in assurde infrazioni e nell’accusa di aiuti di stato».

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