In queste ore, sulla piattaforma del M5s Rousseau, è in corso la votazione per scegliere il candidato sindaco per il Comune di Genova. A sfidarsi, due attivisti rodati: Marika Cassimatis, docente, già candidata al Parlamento europeo, e Luca Pirondini, professore d’orchestra candidatosi con lo spot “Genova deve cambiare musica” e soprattutto molto vicino alla consigliera regionale Alice Salvatore. A votare con un click, in 1500.

E fin qui, niente di strano. Che la scelta dei rappresentanti del Movimento sia demandata a poche centinaia di persone, quando va bene, è polemica vecchia. Come è vecchio anche il poco preavviso con cui vengono indette le votazioni nel Movimento 5 stelle e troppo stretta la finestra temporale (dalle 10 alle 19). Cosa che tuttavia i votanti non mancano di far notare sui social: «Troppo poco tempo, la gente lavora!». Perfino Cassimatis non era al corrente della votazione:

Diverso stavolta è invece il metodo, chiamato non a caso “Metodo Genova”. 
«Come stabilito dal metodo Genova accedono alla votazione online su Rousseau solo i candidati che hanno ottenuto 27 o più preferenze da parte dei candidati consiglieri comunali e candidati presidente di municipio». Oltre a questo, chi si candida a consigliere comunale o municipale, dovrà decidere a quale candidato sindaco sarà legato. La lista di consiglieri che il candidato sindaco vincente porterà con sé, sarà composta da i suoi elettori.  Alla base c’è l’intenzione dichiarata di «limitare ed eliminare le correnti interne», come si legge sul documento. O eliminare il dissenso?

«Abbiamo inviato il modulo per candidarsi a oltre 1000 iscritti genovesi, tutti avevano la possibilità di partecipare – si difende Salvatori – Ma soprattutto questo metodo, sperimentale, è stato pensato perché la nostra volontà è quella di vincere e di governare. Ed è meglio avere un sindaco che sin dall’inizio è sostenuto da alcune persone piuttosto che uno che si trovi in consiglio a governare con chi non è d’accordo con lui».

Ma per moti attivisti «si tratta di liste bloccate». Il metodo, introdotto per la prima volta, ha scatenato infatti l’accesa opposizione fra militanti e soprattutto ex pentastellati. Fra i quali l’ex capogruppo M5s in Consiglio comunale Paolo Putti (fuoriuscito come altri 3 degli altri 4 colleghi di scranno, e fondatore del gruppo omologo al parmense di Pizzarotti, “Effetto Genova”), che oggi ha postato un’eloquente immagine della prima pagina di Cuore:

In effetti, è probabile che quanto affermato dalla referente regionale, fedelissima di Grillo, ci dica la verità sulla situazione del capoluogo ligure: reduce da un terremoto di espulsioni e scissioni, e allo stesso tempo terreno caro al capo politico, il Movimento locale si è dotato di un metodo ricalcato ad hoc per mettere fine al dissesto che gli attivisti della prima ora provocano. La punta dell’iceberg è stata l’autosospensione del consigliere regionale Francesco Battistini, che a febbraio era stato messo in guardia dai Probiviri perché, in difesa dei compagni transfughi e soprattutto amici, aveva dichiarato: «Non voglio essere complice della deriva di questo Movimento. Siamo diventati peggio dei partiti che vogliamo combattere». E riferito a Grillo: «Il megafono è diventato un capo politico vero e proprio». «Siamo diventati un partito verticistico – aveva aggiunto – l’uno vale uno non esiste più».

In queste ore, ha dichiarato: «Abbiamo perso tutti». In un lungo post, spiega perché il Movimento 5 stelle ha fatto perdere il Movimento 5 stelle.

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