Il partito Liberal Conservatore del Premier Mark Rutte esce vincitore dalle elezioni parlamentari olandesi del 15 marzo, aggiudicandosi 33 seggi su 150. L’incubo Wilders si è rivelato uno “spauracchio”. Con poco più del 13 per cento dei voti, il Partito per la libertà (Pvv) è arrivato secondo e raccoglie 20 seggi in Parlamento. Subito dietro, al terzo posto, i Cristiano Democratici (Cda) con 19 seggi.

A livello internazionale parole di incoraggiamento sono arrivate da parte di Rajoy, Hollande e dagli esponenti del Gruppo dei liberali al Parlamento europeo, nonché dai Lib Dem britannici. Per tutti, la mancata vittoria del populismo rappresenta la notizia più importante.

Eppure, il risultato non ha abbattuto il morale della destra radicale europea. Anzi. Il segretario del Front National (Fn), Nicolas Bay, si è complimentato con Wilders, descrivendo il risultato come «un vero successo». Si tratta in effetti, di una mezza verità, considerando che Wilders ha aumentato i propri seggi rispetto al 2012, mentre. Allo stesso tempo, il Vvd di Rutte ne ha persi ben 8. Nelle ultime settimane, però, la dinamica dei sondaggi aveva segnalato il recupero di Rutte e la discesa di Wilders: il premier, inseguendo il PVV sui suoi temi, ha fatto in modo di riprendersi una parte dell’elettorato. Lo spauracchio di un successo di Wilders ha poi forse portato molti olandesi alle urne: rispetto alle europee, quando gli xenofobi erano andati benissimo, ha votato molta più gente. E anche rispetto al 2012.

E la sinistra? Il Partito socialdemocratico (PvdA) raccoglie letteralmente i cocci, precipitando da 38 a 9 seggi. Una batosta formidabile che dimostra, una volta di più, l’effetto che le larghe intese provocano sui partiti socialdemocratici. Gli altri due partiti, GroenLinks (sinistra ecologica) e il Partito socialista (Sp) arrivano a 14 seggi: entrambi aumentano il loro bottino rispetto al 2012.

La gioia dei militanti della Groenelinks

Jesse Klaver, leader di GroenLinks, viene identificato come vincitore morale delle elezioni. Ha portato il suo partito da 4 a 14 seggi. Ma forse, paradossalmente, si trova nella situazione più difficile. Da stamani sono infatti partite le speculazioni sul gioco delle alleanze per creare una coalizione di governo. Nel Parlamento sono entrati 13 partiti. Sommando i seggi delle formazioni liberali e di destra (Vvd, Cda, D66), non si arriva a una maggioranza (76 seggi) stabile. GroenLinks diventa conseguentemente un potenziale ago della bilancia.

D’altra parte, Wilders è escluso a prescindere. Nonostante il leader del Pvv abbia confermato la sua disponibilità a creare un governo, tutte le formazioni avevano categoricamente rifiutato un tale scenario già prima del voto. Il partito socialista sembra ideologicamente troppo distante e punta da sempre su una strategia di opposizione forte. Rimane il partito socialdemocratico. Ma dopo il tracollo, come potrebbe insistere sulla stessa strategia?

Rimane quindi Klaver. Durante la campagna, il giovane leader ha parlato di ideali, ma ha anche fatto capire che sarebbe aperto a un compromesso. Il lato pragmatico del giovane olandese potrebbe avere la meglio. Ma, in questo caso, quale sarebbe il destino di GroenLinks?

Al di là dei ragionamenti partitici, rimane un dato di fatto. L’Olanda non cambia, anzi. La destra rimane fermamente al governo e si è spostata più a destra di quanto no fosse già. Probabilmente più di prima, considerando la caduta dei socialdemocratici. Wilders, dall’opposizione potrà giocarsi la carta della “vittima del sistema” e influenzare l’agenda politica. E’ quello che già ha fatto durante l’ultima legislatura. Ed è una dinamica che ha portato i Paesi Bassi a diventare un Paese in cui la xenofobia ha fatto breccia non solo a destra, ma anche tra i partiti di sinistra. A parte, GroenLinks. Appunto.

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