Oggi è sciopero generale della scuola promosso dai sindacati di base, Usb, Cobas, Unicobas, Orsa, Cub scuola, Feder Ata, Anief. La protesta parte da lontano, visto che l’astensione dal lavoro è stata proclamata già a gennaio, quando cioè la nuova ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, aveva inviato in Parlamento i testi delle otto deleghe che completeranno la Buona scuola. I sindacati oggi in piazza non hanno visto in quel gesto una differenza rispetto alla precedente gestione – contestatissima – della ministra Giannini. Anzi, a più riprese, hanno denunciato il fatto che forse quegli otto provvedimenti così importanti per l’assetto futuro del sistema scolastico italiano, potevano aspettare ancora un po’, poteva essere richiesta una proroga. Non è andato giù il metodo adottato: oltre un anno e mezzo in cui i dirigenti e gli esperti del Miur sono andati avanti per conto proprio senza coinvolgere il mondo della scuola. Lo sciopero è appunto per chiedere il ritiro degli otto decreti attuativi.

Su temi, ricordiamo, fondamentali per il sistema scolastico italiano: l’istruzione professionale, l’intero sistema della scuola 0-6 anni, l’insegnamento per i disabili, la formazione iniziale del docente, valutazione ed esami di Stato, diritto allo studio, cultura umanistica, scuola italiana all’estero. Così oggi tutti i sindacati di base si uniscono per uno sciopero che rappresenta una sfida per il governo. La Cgil aveva scioperato l’8 marzo. Manifestazioni sono in programma a Roma, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Catania. Partecipa alla manifestazione anche la rete dei comitati Lip per la scuola della Costituzione. Qui i motivi della protesta secondo il comitato Lip di Bologna.

Intanto le deleghe affidate al giudizio delle Commissioni Istruzione e cultura di Camera e Senato, sono tornate a Palazzo Chigi con il parere – non vincolante – dei parlamentari. Su un aspetto, la stabilizzazione dei docenti della seconda fascia di istituto in cui vi sono precari abilitati e specializzati di sostegno e i docenti con 36 mesi, la proposta uscita dalla settima commissione sulla delega relativa alla formazione iniziale ha ottenuto il consenso dei sindacati come la Cgil ma anche delle opposizioni come M5s. Rimangono però molti altri aspetti critici. Tra questi, il sistema dell’inclusione di alunni disabili. Secondo le famiglie e i sindacati, la delega depotenzia la legge 104 e smantella la rete esistente tra famiglie, scuole e enti locali. La rete dei 65 movimenti che alcuni giorni fa ha portato la protesta davanti a Montecitorio spiega perché il “tentativo di ripulire e aggiustare il decreto non va bene”.

C’è timore anche per l’unificazione del sistema 0-6: i sindacati di base in sciopero oggi temono che si perda la caratteristica di scuola laica e pubblica a favore magari delle private e delle paritarie.
Ancora nulla di nuovo poi per l’altra trattativa in corso a Viale Trastevere: il piano mobilità e la chiamata diretta. Un’altra eredità pesante della Buona scuola che si cerca di smussare per garantire criteri più trasparenti ed equi nell’assegnazione dei docenti alle scuole bypassando i super poteri del preside, il caposaldo, ricordiamo, della riforma renziana.

 

Su Left questa settimana “Il flop della Buona scuola”

 

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