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A volte, sono i dettagli a fare la differenza. Così, mentre tutti hanno festeggiato il 100% di sostegno a Martin Schulz in Germania, in pochi si sono accorti delle parole pronunciate da Sigmar Gabriel, che gli ha fatto posto alla guida del Partito socialdemocratico tedesco (Spd).

Eric Maurice, dopo il congresso dei socialdemocratici, su EuObserver, ha titolato “Germany’s Spd crowns Schulz, breaks with French left” (“La Spd incorona Schulz, e rompe con la sinsitra francese”, tdr.). Perché?

«Immaginate che Emmanuel Macron vinca le elezioni in Francia, e Martin Schulz in Germania. Tutto diventerebbe possibile», ha detto Gabriel nel suo ultimo discorso da Segretario generale del partito. Del resto, giovedì scorso, ancor prima del congresso, Gabriel e Macron erano entrambi sul palco della Hertie School of Governance, a Berlino, a parlare del futuro dell’Unione europea insieme al filosofo tedesco, Jürgen Habermas.

Ma cosa vuol dire tutto ciò? Che dopo 60 anni, il Partito socialista francese non è più il punto di riferimento della Spd tedesca: è una rottura storica. E per certi versi dice molto sulla credibilità stessa di Martin Schulz nel portare avanti un programma di riforma profondo delle istituzioni europee.

Certo, Gabriel e Macron, avevano scritto un editoriale importante un anno e mezzo fa, in cui delineavano un programma per l’Europa all’avanguardia rispetto allo status quo (ne avevamo parlato qui, su Left). Ma la scarsa considerazione di Hamon, figurarsi di Mélenchon, fanno storcere il naso. Anche perché la retorica che Martin Schulz sta utilizzando in questo momento, in Germania, somiglia sicuramente più a quella del socialista francese; non a quella del leader del movimento “En Marche” (“In cammino”, tdr.).

Ieri, in Francia è andato in onda il primo dibattito televisivo tra i 5 principali candidati alle elezioni presidenziali francesi. Di Europa si è parlato poco. E quasi tutti i media internazionali hanno dato Macron come “vincitore” del confronto.

Dopo qualche mese di euforia, stanno quindi emergendo le prime ambiguità pesanti nella strategia europea della Spd. Per alcuni non sarà certo una sorpresa, considerato l’operato di Schulz al Parlamento europeo. Ma la Spd non dovrebbe sottovalutare troppo gli effetti delle alleanze intra-europee sul recente aumento di consensi.

Da dove vengono i 15 punti percentuali in più? Se vengono da sinistra, stringersi a Macron potrebbe essere un errore. Se vengono dal centro, centro-destra, allora la scelta appare ragionevole. Almeno a livello di guadagni elettorali. Per quanto riguarda l’evoluzione dell’Unione europea, un po’ meno.

Intanto, nel silenzio mediatico più totale, continuano le manovre per la modifica del ruolo delle istituzioni europee, lontano dal dibattito pubblico e a livello prettamente tecnocratico. L’oggetto del contenzioso? Il ruolo della Commissione europea e del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). L’asse di scontro è di nuovo quello franco-tedesco.

Il Ministro delle finanze tedesco, Wofgang Schäuble, vorrebbe una Commissione meno influente e un Mes garante del rispetto dei parametri di Maastricht. Sembrerebbe infatti che la gestione “politica”, à la Juncker, degli ultimi due anni, abbia fatto saltare più di qualche nervo a Berlino. Dopo la catastrofe dei laburisti olandesi durante le recenti elezioni, Dijsselbloem, si è subito messo in scia a Schäuble, affermando appunto che il Mes dovrebbe diventare una sorta di “Fondo monetario internazionale”.

Dall’altra parte della barricata, invece, c’è Pierre Moscovici, il Commissario europeo agli affari economici: propone una Commissione con un potere più forte, che abbia la possibilità di attivare politiche fiscali coordinate tra Paesi membri dell’Eurozona. A tal fine, Moscovici ha suggerito che l’Eurogruppo sia presieduto proprio dal Commissario agli affari europei.

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