C’è Matteo Salvini che oggi, ma anche ieri e ieri l’altro, si sbraccia sui social media per spiegarci che vuole rispedire a casa i maledetti clandestini. Oggi sono 600 gli sbarcati a Trapani che, petto in fuori, Salvini si appresterebbe a rispedire a casa.

Bene. In un post su Facebook, lo stesso segretario della Lega ci spiega un altro passaggio cruciale della sua visione delle cose facendo riferimento a un servizio, chiamiamolo così, andato in onda il 19 marzo 2016 su La7 durante La Gabbia. Il servizio è un attacco furioso a Laura Boldrini, che sarebbe la punta di lancia di un piano (dell’Onu? Di un grande vecchio? di George Soros? Delle banche?) per sostituire la popolazione italiana con quella straniera. Un attacco culturale, un piano della finanza che preferisce manodopera a buon mercato e senza diritti e una volontà ferma di tagliare le radici dell’Occidente. Ora, il video fa spavento e mostra come anche la Tv mainstream sia da tempo alle prese con la grande trasformazione: notizie false, distorte, montaggio di interviste e discorsi della presidente della Camera fatto ad arte e spiegazione delle sue parole che ne travisa o capovolge il significato. Guardatelo e capirete bene cosa significhi la discussione sulle fake news senza bisogno di spiegazioni.

Ora, se uno si facesse prendere dalla pancia risponderebbe dovrebbe rispondere con le parolacce e travisando la realtà come fanno quelli che parlano di piano della Boldrini per la sostituzione e invasione, pescando nei luoghi più torbidi della informazione e del Web.

Proviamo invece a rispondere con argomenti, cercando di essere rapidi, che agli slogan non si può rispondere con troppi ragionamenti.

1. Non c’è nessuna invasione.
I numeri e i ragionamenti messi bene in ordine li trovate in questo articolo di Alessandro Lanni scritto per Carta di Roma, da cui riprendiamo le infografiche. Le chiacchiere, si dice a Roma, stanno a zero. In Italia non c’è nessuna invasione, i flussi di immigrati sono costanti negli anni, anche quando al ministero degli Interni c’era il leghista Roberto Maroni, oggi presidente della Regione Lombardia. Salvini, Maroni, Bossi e compagni hanno governato, come pure Giorgia Meloni, per buona parte del periodo in esame. Non hanno fermato un bel niente. La tabella Istat mostra una crescita costante e, semmai, un calo tra 2014 e 2016.

2. I rifugiati sono meno che altrove e sono relativamente pochi
Qui le infografiche di Carta di Roma, i commenti sono superflui: Germania, Svezia, Turchia, Libano ospitano in termini assoluti e percentuali più rifugiati che l’Italia, che ne accoglie 131mila. Quanto al loro numero assoluto, questi sono più o meno quanti se ne contano a un concerto estivo al Circo Massimo di Roma o a due partite importanti di campionato.

3. Di che si parla quando si parla di sostituzione
Su Left che andrà in edicola 1 aprile, Roberta Carlini scrive un bell’articolo sulla natalità in Italia e sul perché non si fanno figli. Nel servizio de La Gabbia, si dice: «Perché invece di fare politiche per la famiglia accogliamo immigrati?». Una risposta potrebbe essere perché la crisi demografica è precedente all’immigrazione recente. Ma non è questo il punto. Avete presente quante riforme delle pensioni si sono fatte negli ultimi 20 anni? Una delle ragioni è l’aumento dell’aspettativa di vita (campiamo più a lungo) e, quindi, l’aumento del costo del monte pensioni da pagare. Nel frattempo, i giovani sono sempre meno e versano dunque sempre meno contributi. Bene, senza i contributi degli immigrati, l’Inps starebbe peggio di come sta. Vogliamo invertire la tendenza? Benone, accomodatevi, costruite asili, cambiate gli orari di lavoro, migliorate i servizi di welfare. Ma intanto, per i prossimi 20 anni serviranno immigrati. La sostituzione è una balla colossale.

4. Gli italiani, intesi come razza e cultura, non esistono
Questo è il discorso più vago e, al contempo, quello che più solletica la pancia di chi non vuole immigrazione. A dire il vero sono le razze e le culture che non esistono. Non in senso statico. È l’argomento che un tempo non si poteva usare perché scorretto. Oggi si può. Ne sentivamo la mancanza. Siamo un grande Paese, facciamo cose belle, siamo accoglienti, cuciniamo bene, abbiamo grande inventiva e sappiamo lavorare. Ma non siamo una cultura e una razza. Qualcuno spieghi a Salvini, che è stato qualche giorno fa in Sicilia, che i biondi, in quella meravigliosa isola del Sud, sono così perché per qualche tempo, l’isola era dominata dai Normanni. Che uno dei re più importanti della storia italica si chiamava Federico II di Svevia e che ai poeti della sua corte – questa è una esagerazione – dobbiamo l’italiano. O che i numeri con i quali conta male gli immigrati ce li hanno insegnati i maledetti arabi (prima, invece, li usavano quelli inventati dai cittadini di Roma Ladrona). Per venire a tempi recenti, il miglior calciatore europeo di sempre secondo l’Uefa si chiama Zinedine perché i suoi genitori sono immigrati in Francia dalla Kabilia, la regione berbera dell’Algeria. E il sindaco di Londra, che parla inglese meglio di quanto io parli l’italiano, è di origine pakistana e della sua risposta agli attentati terroristici i londinesi sono orgogliosi. Ah, l’ultimo presidente americano, quello prima del nipote di immigrati tedeschi che siede oggi alla Casa Bianca, si chiamava Barack Hussein ed era figlio di uno studente kenyota. Il sindaco di New York, più di una volta, invece, era nipote di emigranti italiani.

A Salvini spiegate anche che non esiste la Razza padana. Ma forse a quella non crede più neanche lui.

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