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Si conoscono ancora pochi dettagli del blitz di Polizia di Stato e Carabinieri scattato a Venezia questa notte per sgominare una cellula jihadista. L’operazione condotta in pieno centro città ha portato all’arresto di tre persone e al fermo di un minore, tutti cittadini originari del Kosovo e muniti di regolare permesso di soggiorno, Secondo quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche i quattro volevano farsi saltare sul ponte di Rialto per causare centinaia di morti. Le forze antiterrorismo stanno effettuando una capillare attività di controllo e oltre al blitz hanno effettuato anche altre 12 perquisizioni sul territorio veneto, 10 sempre nello stesso capoluogo, 1 a Mestre e 1 a Treviso. «Dopo aver individuato la cellula, sono state ricostruite le dinamiche relazionali, la radicalizzazione religiosa dei vari soggetti, i luoghi che frequentavano» riporta il Corriere della Sera. Ma perché proprio nel Nord-Est? La ragione da un lato è puramente demografica, come spiega il report Dossier sulla comunità islamica italiana: indice di radicalizzazione: «I musulmani italiani risiedono principalmente nel Nord Ovest e nel Nord Est (rispettivamente col 39%8 e 27% del totale della popolazione musulmana). Non a caso, le regioni che contano il maggior numero di musulmani sono Lombardia (26,5% del totale dei musulmani), Emilia-Romagna (13,5%), Veneto e Piemonte (9%)».

Questo di fatto cosa significa? Nulla in particolare se non che le regioni del Nord Italia erano, soprattutto vent’anni fa e per ragioni occupazionali, attrattive per immigrati di origine musulmana, in particolare albanesi e marocchini. Il Nord-Est aveva un ulteriore vantaggio, oltre ad essere una regione ricca dove grazie al boom della piccola media impresa il lavoro non mancava, era “terra di confine”, la più vicina nella quale arrivare via terra e avere prospettive per un futuro migliore se si fuggiva dai conflitti che stavano imperversando negli anni 90 nell’ex Jugoslavia (in Kosovo nel 1999).

La ripicca di Trump contro il made in Italy (e i prodotti Ue)

Porre un freno alle importazioni e make America great again. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal l’amministrazione Trump sta infatti valutando di imporre dazi punitivi del 100% su prodotti icona come gli scooter Vespa prodotti dall’italiana Piaggio, l’acqua minerale San Pellegrino, ma anche la francese Perrier, il formaggio Roquefort, le moto svedesi Husqvarna e le austriache Ktm. Il motivo sarebbe essenzialmente rispondere a tono al bando Ue sulla carne di manzo Usa non trattata con gli ormoni. Nel 2009 infatti Washington e Bruxelles erano giunti a un accordo che, a quanto dicono i produttori statunitensi di carne, l’Europa non sta rispettando come dovrebbe.

Bloccare il “muslim ban” di Trump. Secondo atto

Derrick Watson, un giudice distrettuale delle Hawaii ha prorogato la sospensione del divieto sull’immigrazione di Trump. È discriminatorio e blocca il turismo, principale risorsa economica sulla quale si regge lo stato delle Hawaii.

Più democrazia per rinsaldare l’Europa 

C’è vita dopo il Brexit? Certo, ma come sarà l’Europa senza Londra? Soprattutto: qual è la ricetta per rendere l’Unione di nuovo prospera? La redazione di Politico.eu lo ha chiesto ad alcuni leader europei fra i quali Enrico Letta. Secondo l’ex primo ministro italiano la ricetta giusta è: «Più democrazia. Dobbiamo includere un maggior numero di cittadini nelle decisioni europee. C’è un modo semplice per farlo: invece di eliminare i 73 seggi britannici al Parlamento europeo a Strasburgo, trasformiamoli in seggi europei da assegnare nel 2019 con delle elezioni davvero europee che esprimano la volontà dei 400 milioni di cittadini Ue e non siano solo un’estensione della politica nazionale». Se volete sapere qual è la ricetta degli altri leader europei potete trovarle qui.

La foto: Dylan accetta il Nobel per la letteratura. Ognuno ha i suoi tempi

 

 

Bob Dylan aveva vinto il premio Nobel per la letteratura lo scorso autunno. L’evento aveva scatenato un certo interesse sulla stampa, prima per il fatto che a vincere il premio fosse un cantante, poi per il fatto che Dylan, in perfetto stile Dylan, non avesse mai risposto all’Accademia e avesse saltato la cerimonia di premiazione di dicembre affermando di avere già preso «impegni precedenti». A quanto pare però finalmente anche il menestrello si è deciso e ritirerà il premio questo fine settimana a Stoccolma, dove ha in programma due concerti. Ognuno ha i suoi tempi, anche Bob.

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