Abbiamo intervistato Michele Emiliano, inseguitore – suo malgrado – di Matteo Renzi e Andrea Orlando, sul numero di Left in edicola da sabato 1 aprile. Il governatore pugliese, candidato alla segreteria del Partito democratico, ha cercato di spiegare a Luca Sappino perché alla fine non ha seguito Roberto Speranza e Enrico Rossi, usciti dal Pd per fondare il Movimento democratico e progressista. Perché ha preferito lasciare alle cronache una memorabile giravolta: una mattina al Teatro Vittoria di Roma tuonava contro Matteo Renzi e l’addio sembrava cosa fatta, la mattina dopo annunciava invece di essersi convinto a correre; convinto, ci ribadisce, di poter tenere unito il Pd.

Ci spiega, Emiliano, come cambierebbe il Pd, a cominciare da una rivoluzione nel tesseramento e da una piattaforma simil-5stelle («Se avessimo fatto votare online gli iscritti», ci dice, «voglio vedere se avremmo ricevuto mandato di toglier l’articolo 18!»). E ci annuncia che non solo se dovesse diventar segretario (cosa complicata: oggi è a rischio persino l’accesso alla fase delle primarie nei gazebo, visto lo scarso consenso tra gli iscritti), non solo non sarà il candidato premier del 2018 («devo finire il mandato in Puglia»), ma che pensa pure a un secondo mandato («mi piacerebbe»).

Lo facciamo parlare anche di magistratura, Michele Emiliano, che però – ultimamente – preferisce far uscire il suo esser di sinistra, mettendo un secondo in panchina la sua identità sceriffa. Ma gli recapitiamo poi una lettera, scritta per Left da Alfredo D’Attorre, deputato uscito mesi fa dal Pd, passato per Sinistra Italiana e ora tornato lì dove sta meglio, tra i bersaniani.

La trovate in edicola. Dove D’Attore cerca di spiegare a Emiliano che secondo lui, «il voto degli iscritti», con Emiliano per ora fermo sotto il 5 per cento, «sta confermando quella che da tempo io definisco la “mutazione genetica” del Pd e che naturalmente si traduce in un profondo cambiamento nella composizione dei suoi iscritti e militanti. La gran parte delle persone che avresti voluto rappresentare semplicemente non hanno nessuna intenzione di iscriversi o di reiscriversi a questo Pd, in quanto non lo considerano recuperabile».

E se Emiliano – in parte consapevole di tutto ciò – spera però nei gazebo, D’Attorre insiste: «Ed è molto difficile che il voto dei non iscritti possa ribaltare il largo vantaggio di Renzi tra gli iscritti. Spero di essere smentito, ma temo che le primarie di fine aprile sanciranno la definitiva trasformazione del Pd nel Pdr, il partito di Renzi, che resta leader nonostante le ripetute sconfitte politiche ed elettorali».

L’intervista a Emiliano e la lettera di D’Attorre sono su Left di questa settimana

 

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