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Sabato 25 marzo a “Il tempo del coraggio”  hanno detto dal palco che loro i confini non li rispettano. E poi tutti, su quel palco, hanno parlato di una “utopia realistica” per evitare la distopia di un’Europa che divide gli esseri umani in razze. Come fossero cani, diceva un mio amico qualche tempo fa. E hanno detto anche, su quel palco, con quali pietre costruire questa utopia realistica. Ne hanno nominate cinque: solidarietà, uguaglianza, innovazione, giustizia sociale e libertà. Un’utopia realistica che avremmo dovuto portare avanti e realizzare sin da quella sera «gently but very firmly». Con gentilezza ma con grande fermezza.

Mi ha ricordato il nostro modo di fare giornalismo, alcune scelte di fondo, per sempre: mai violenti, né nelle immagini, né nelle parole. Né tantomeno nel pensiero. Mai bugiardi soprattutto. Scelta di parte? Sì. Una parte troppo stretta, direte. Forse sì. Ma indimenticabile e unica. Il tempo per spiegare, il mondo tra le mani, la ricerca della profondità. Della verità profonda delle cose umane. Left. Hanno detto, su quel palco, che non bisogna avere paura, perché i peggiori su quella fanno leva. Hanno detto che bisogna costruire un discorso pubblico collettivo, e la gamba che ci manca. Un francese, un greco, uno spagnolo, qualche italiano, una giovane polacca e un inglese (Ken Loach) hanno detto «People first». Le persone prima.

Questa copertina di Left, la tredicesima di questo nuovo anno tutto in salita, la salita più salita di sempre, è sulle «persone prima». Le persone prima. Alessandra Ballerini, Fèlix, Elisabetta… colpevoli di “reato di solidarietà”. Fa quasi ridere, non facesse disperare. Persone che pensano che le persone vengano prima, che banalmente non immaginano la vita senza che le altre persone stiano bene. Bianchi neri gialli o rossi. E allora un bicchiere di vino, una coperta, qualche ora, assistenza legale, medica, del cous cous. La salvezza. Un’utopia realistica. «Portare la bellezza laddove c’è povertà» dice Luigi de Magistris che si oppone al decreto sicurezza di Minniti e parla di disobbedienza. Disobbedire all’ordine delle “persone dopo” in nome del “decoro urbano prima”. Disobbedienti e ribelli. «Gently but very firmly», come dicevano su quel palco. Come fa il sindaco Mimmo Lucano: «La mia risposta a ordinanze e decreti? Venite, qui a Riace c’è posto per tutti». Vedete che ha ragione  Ken Loach? «The Left is alive».

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