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«Non sopporto le ingiustizie e non evito di espormi nel tentativo di combatterle». Se le chiedi di descriversi in poche parole, lei lo fa così. Ed è tutta un sorriso Alessandra Ballerini, simpatica com’è con la battuta sempre pronta e la cadenza genovese. Eppure trascorre le sue giornate tra i corridoi e le celle di carceri, centri di detenzione e di accoglienza, in Italia ma anche in Mozambico e in Slovenia. Tutta una vita, professionale e non solo, spesa a difendere donne vittime di violenza, rifugiati, minori, esclusi, le cosiddette fasce deboli, insomma. Il suo telefono ci interrompe continuamente, tra una telefonata e un’altra non passano mai più di tre minuti. E non sai mai dove si trovi, Alessandra, quando la cerchi. Ma la trovi sempre. È un’avvocata dei diritti umani, Alessandra. L’avvocata dei casi disperati, direbbe qualcuno. Resistente e partigiana, preferisce lei. Ché «l’appartenenza è avere gli altri dentro sé», sorride, citando Giorgio Gaber. Ma chi la pensa come lei, ultimamente, rischia di incappare in guai seri. Tra gli assistiti di Ballerini, infatti, aumentano gli attivisti denunciati per aver aiutato i migranti. E che sia declinato in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in violazione di ordinanze che in nome dell’ordine, del decoro e della sicurezza sanitaria vietano la somministrazione di cibo e bevande ai profughi, di fatto assistiamo alla nascita di un “reato di solidarietà”. Nonostante «l’articolo 2 della nostra Costituzione imponga il dovere della solidarietà, qui si punisce chi aiuta gli altri con cibo e acqua», protesta l’avvocata.

In Francia lo chiamano «délit de solidarité», e se lo è inventato Sarkozy contro chi dà una mano agli irregolari nell’ingresso e nel soggiorno. Ma aumentano i processi (e le condanne) contro i volontari che aiutano i profughi a mettersi in salvo oppure a ricongiungersi con le loro famiglie. Anche in Italia. Come siamo arrivati a questo punto?

Non chiedetelo a me, semmai a un esorcista! (ride)

L’idea è quella di fare una lotta senza quartiere nei confronti di chi aiuta i profughi. Hanno provato e stanno continuando con i fogli di via. Agli italiani, per ordine del questore, danno i fogli di via dal Comune di Ventimiglia e da altri 16 Comuni limitrofi. Ai francesi, invece, il prefetto dà l’espulsione. E poi contestano a tutti loro qualunque cosa possano contestargli: come le violazioni del foglio di via a chi continua ad andare lo stesso a Ventimiglia, per esempio.

Da tempo chi, come te, lavora in questo settore, annuncia che sarebbe arrivato presto il momento in cui gli attivisti si sarebbero trovati nei guai. È arrivato quel momento?

Direi di sì, ci sono stati casi anche a Como o a Catania. A Udine, per esempio, ad alcune attiviste è stato contestato il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E poi i diversi casi di cittadini francesi, come quello noto di Cédric in Francia, o quello di Félix accusato di averli portati dall’Italia alla Francia. E attenzione perché è tutto collegato alla guerra mediatica in corso contro le navi umanitarie che stanno facendo i soccorsi in mare.

Di recente il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha dichiarato: «Dobbiamo registrare una sorta di scacco che la presenza di Ong provoca all’attività di contrasto» agli scafisti. E ha anche annunciato che «aprirà un’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti delle Ong che non inseguono profitti privati, ma si rendono responsabili della violazione dell’art. 12 della Bossi-Fini». Ti riferisci a questo?

Sì. Con dichiarazioni di questo tipo, in qualche modo, vengono messi in mezzo tutti i navali, tutte le ong e anche tutti i privati cittadini che potrebbero trovarsi nella situazione di chiamare per chiedere aiuto. È in atto una grande operazione di intimidazione, e di criminalizzazione.

… L’intervista continua in edicola

Chi è

Legale di difesa della famiglia Regeni, l’abbiamo vista al “Genoa Legal Forum” difendere i manifestanti pacifisti feriti durante il G8 di Genova del 2001, nonché i ricorsi contro le espulsioni dei manifestanti stranieri. Ma la troviamo anche dietro lo sportello degli uffici immigrazione di Cgil, quelli della LasciateCientrare, di A-dif, di Terre des Hommes o del Centro Antiviolenza della Provincia di Genova, solo per dirne alcuni. Ha scritto Il muro invisibile sulla legge Bossi-Fini (ed. Fratelli Frilli, 2002), Dalla parte del torto (il capitolo “Inganno quotidiano sui media e i diritti umani” e “Noi e l’altro?”, Ed. Discanti, 2011).

L’intervista integrale su Left in edicola

 

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