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Un’esplosione nella carrozza della metropolitana in viaggio tra due stazioni. L’orrore colpisce San Pietroburgo nel giorno in cui il presidente Putin fa visita alla città perla della Russia. La causa dell’esplosione, tra le stazioni Sennaya Ploshchad e Tekhnologichesky Institut, è ancora da definire nel senso che il tipo di ordigno usato non è ancora stato identificato. Un’altro ordigno è stato individuato in un’altra stazione della metro. Si parla di almeno 10 persone morte e di 50 feriti. Ma il russo Comitato nazionale anti-terrorismo, dice il bilancio delle vittime è di nove, con 20 feriti
Il presidente Putin, che nel frattempo ha lasciato la città, ha detto tutte le cause, terrorismo compreso, sono oggetto di indagine.

Il video postato su Instagram pochi minuti dopo l’esplosione mostra i soccorsi in arrivo

Che si tratti di un attentato terroristico è però quasi certo. La Russia aveva già conosciuto questo tipo di attacchi, a Mosca nel 2010 due donne kamikaze cecene si erano fatte saltare in due diverse stazioni della metropolitana. Nel 2011 era stato l’aeroporto di Domedovo, non lontano da Mosca, a essere preso di mira. In entrambe quelle occasioni i morti furono quasi quaranta. Nel 2009, una bomba era invece esplosa su un treno ad alta velocità in viaggio tra Mosca e San Pietroburgo, uccidendo 27 e ferendone 130.

Tutti questi attacchi sono stati rivendicati da gruppi islamisti, che il terrorismo in Russia è figlio delle brutali guerra condotte da Mosca in Cecenia e della tensione separatista – e spesso islamista – in Daghestan e in generale dalle vecchie repubbliche sovietiche a forte presenza musulmana – in Afghanistan e altrove gli uzbeki sono una parte importante dei foreign fighters. Ceceni combattono in Siria, Iraq e altrove dove ci sia la presenza dell’Isis o di altri fronti di guerra. A dire il vero, in Siria, combattono anche, aggregati alle forze russe, ma con un ruolo speciale dovuto alla loro conoscenza del nemici, 500 militari inviati dal presidente Kadyrov come omaggio a Putin.

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