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Gli Stati Uniti non hanno più una politica estera. Oppure ce le hanno tutte. Pericolose. A due giorni dall’ennesima linea rossa passata dal regime di Assad con l’utilizzo di gas sarin in un bombardamento, e nonostante, dal punto di vista delle certezze assolute e delle indagini che in questi casi vanno fatte, gli americani hanno colpito una base aerea siriana.

I missili sono stati lanciati da due cacciatorpediniere della Marina – l’USS Ross e USS Porter e hanno colpito la base aerea di Shayrat nella provincia di Homs, da cui gli aerei di Assad che hanno condotto l’attacco chimico a Idlib sarebberi partiti. Gli obiettivi colpiti sono difese aeree, aerei, hangar e depositi di carburante.
Gli americani parlano di aerei e infrastrutture di supporto danneggiate pesantemente. La Tv di Stato siriana parla di aggressione e spiega che un attacco americano ha colpito un certo numero di obiettivi militari all’interno.


Il video del Pentagono

Il comunicato di Donald Trump, che ha ordinato l’attacco, è un fritto misto: si parla di «meravigliosi bambini crudelmente assassinati in una attacco molto barbaro» e del fatto che «Nessun bambino di Dio dovrebbe mai subire tale orrore» per poi fare riferimento al «vitale interesse per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti per prevenire e scoraggiare la diffusione e l’uso di armi chimiche letali…Anni di precedenti tentativi di modificare il comportamento di Assad sono falliti e falliti in maniera disastrosa». E questa è la ragione, si legge per cui «la crisi dei rifugiati continua e la regione continua a essere destabilizzata, minacciando gli Stati Uniti e i loro alleati… Invito tutte le nazioni civili ad unirsi a noi nel tentativo di porre fine al massacro e spargimento di sangue in Siria, ed anche per porre fine al terrorismo di tutti i tipi».

Da isolazionista menefreghista di quel che succede nel mondo a leader interventista del mondo libero nello spazio di un giorno. Vedremo che conseguenze avrà questo attacco, se l’amministrazione Usa deciderà di mettere in campo altro, deciderà di intervenire in Siria in qualche forma e a fianco di chi e cosa – non è facile capire con chi e come. O se questo è un modo di mostrare i muscoli alla propria opinione pubblica che non avrà conseguenze reali.

Ricordiamo che, quando Assad superò la linea rossa tracciata da Obama, che non ebbe conseguenze per il dittatore e rese la sua posizione molto più stabile, l’attuale presidente intimò al suo predecessore di non immischiarsi in Siria e non mandare soldati. Ricordiamo che pochi giorni fa gli Usa, a differenza dell’Europa, in consiglio di sicurezza hanno detto che l’uscita di scena del presidente siriano non è un requisito per la transizione e, infine, ricordiamo che da quando l’amministrazione è in carica si è avviata una qualche forma di distensione con la Russia e di innalzamento della tensione con l’Iran, entrambi alleati di Damasco. L’invito a combattere tutti i terroristi è un messaggio a Mosca, contraddetto dalle bombe contro Assad.

Oggi Mosca chiama le bombe americane «un’aggressione». Le prosime ore ci diranno se quella di Trump è una mossa per negoziare con Mosca, l’inizio di un intervento massiccio e senza chiari obbiettivi regionali, la discesa in campo a fianco dei turchi e dei sauditi e contro Assad, o cosa. L’impressione è che sia una reazione di pancia: Trump ha visto l’attacco chimico, capito che ha colpito l’opinione pubblica e deciso di fare qualcosa di visibile. Infilandosi in un pantano complicato in una fase in cui Assad sta vincendo sul campo o quasi. L’altra lettura possibile è ancora più interna: ieri il capo della commissione che investiga sui legami tra la campagna Trump e Mosca si è dimesso perché aveva comdiviso informazioni con personale dell’amministrazione in segreto. Le rivelazioni sul Russiagate sono una al giorno. E Trump attaccando vuole mostrare che lui non concorda nulla con Mosca. I prossi giorni, le prossime ore, ci diranno in che gioco si è infilato l’erratico presidente Usa. L’unica certezza è che è un gioco brutto e pericoloso.

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