Tutto è cominciato con la rivista Emergenze, nata nel 2014 dall’idea di due artisti  e due giornalisti Antonio Brizioli e  Kristina Borg, Valentina Montisci e Antonio Cipriani, che ha diretto l’Unità, Epolis e l’unico free press di alto profilo culturale D News e racconta così questa sua nuova avventura: «Per noi di Emergenze, anarchici e barbari, fare arte, narrazione, editoria e attivismo sono pure forme di resistenza e sovversione nei confronti dell’oppressione del tempo. Un’oppressione che opera per assuefazione, pervasiva e terribile, agendo nell’arena mediatica con una rappresentazione spettacolarizzata che contiene il conformismo del potere e il suo doppio di trasgressione da marketing. Per questo agiamo con pazienza infinita e cuore ribelle, e scegliamo di non basare alcun progetto sul buon senso e di coltivare cultura. #NoPaura è il nostro hashtag da sempre».

Della rivista Emergenze fin qui sono usciti  cinque numeri da collezione. Con un filo rosso molto preciso: «L’idea iniziale era quella di superare la fase della lamentela, che oggi percorre ogni strato sociale e ancor più la classe intellettuale, e concepire una risposta critica e creativa allo stato letargico dell’arte nel nostro Paese», racconta Antonio Brizioli. A questo appello ambizioso e affascinante, hanno risposto in tanti. Il quartetto  iniziale si è presto arricchito di nuovi protagonisti, come Paolo Marchettoni «che accompagna le nostre attività fin dall’inizio», Giulia Cipriani, «che ha curato a livello grafico gran parte della nostra immagine», Matteo Minelli «che ha portato un indispensabile contributo teorico e ha fondato la nostra pagina affiliata Cannibali e re, mia sorella Irene, che mi aiuta a mandare avanti l’edicola e molti altri».

Il progetto si regge su due belle gambe: la rivista e azioni artistiche dirette, come Riprendere il filo, ideata da Antonio e Kristina.  Nel febbraio 2015  sono riusciti ad unire le estremità della città di Perugia. «Lo abbiamo fatto con un filo rosso di 5 km montato collettivamente per 5 giorni e 5 notti». Ne resta documentazione nel bel film Gros Grain di Alberto Brizioli. A tutto questo si aggiunge «la nostra piattaforma online emergenzeweb ora in fase di ristrutturazione, nella quale abbiamo dato spazio a numerosi autori sconosciuti ed esordienti, che hanno subito guadagnato attenzione, scrivendo di città, arte, sogni e alternative». Insomma, un piccolo, grande, miracolo visto che Emergenze «nasce con 0 euro».

Nel dicembre del 2014 «abbiamo stampato 1.000 copie del numero zero della nostra rivista e nei tre mesi che ci separavano dalla scadenza della fattura della tipografia le abbiamo vendute praticamente tutte», prosegue Brizioli nel racconto di questa originalissima esperienza. «Allora abbiamo lanciato una campagna abbonamenti che ha registrato oltre 600 sottoscrizioni, permettendoci di ripagare i quattro successivi numeri prima ancora di stamparli. In sostanza ogni mossa ha generato un surplus reinvestito in qualcosa di leggermente più grande. Dopo un anno di attività e una crescita indubbiamente dirompente, la nostra principale esigenza era quella di avere uno spazio fisico di riferimento. Le poche migliaia di euro sul nostro conto in banca non consentivano l’apertura di una libreria o di uno spazio d’arte, strutture che oltretutto non esercitano su di noi particolare fascino. Noi amiamo stare per strada e inventare cose nuove, abbiamo bisogno del contatto con le persone comuni più che di quello con gli addetti ai lavori. Così, vedendo quell’edicola abbandonata in uno dei punti più transitati e significativi della nostra città, le scalette di Sant’Ercolano, l’amore è stato immediato. Ci siamo informati subito, il prezzo era compatibile con le nostre disponibilità e quindi l’abbiamo comprata». E qui comincia la parte più  “surreale” e divertente della storia: non appena acquistata l’Edicola,  Antonio Brizioli e il suo compagno di strada Paolo sono andati a Spoleto per incontrare il distributore che rifornisce tutte le edicole dell’Umbria.

«Mentre stavamo ancora salendo le scale verso gli uffici – ricorda Brizioli – abbiamo sentito una voce femminile che gridava “Ecco, sono arrivati quelli della 518”. Io e Paolo ci siamo guardati come a dire “La 518?”. Abbiamo poi scoperto che loro hanno mappato tutte le edicole della regione con un numero identificativo, che nel nostro caso è il 518. Questo aneddoto è in realtà specchio fedele di come funziona la distribuzione editoriale». Ovvero?  «Le edicole vengono rifornite semplicemente sulla base della loro capienza e delle statistiche di vendita nella zona, senza che all’edicolante sia garantito alcun criterio di selezione quantitativa e qualitativa dei prodotti.», spiega il co-fondatore di Edicola 518. «Questa prassi è poi fra le ragioni principali della chiusura delle edicole ed è soprattutto il contrario di ciò che stavamo cercando di costruire: un progetto consapevole, curato, dove ogni singolo titolo fosse scelto e rivendicato dagli edicolanti. Scendendo le scale dopo quell’incontro ci è bastato uno sguardo d’intesa per capire che non avremmo mai lavorato con quel distributore e infatti il rapporto non è proseguito. Però il giorno dopo, un po’ per provocazione, un po’ per scaramanzia, abbiamo deciso di chiamarci Edicola 518».

Inaugurazione Edicola 518, foto valentina montis

Così quel nome anonimo che gli era stato affibbiato, nelle mani di questo manipolo di giornalisti, attivisti, critici  e artisti, è diventato il simbolo di una iniziativa creativa e libera da imposizioni, che fa un importante lavoro di scouting fra le riviste internazionalie più di tendenza. «In realtà tantissimi magazine internazionali di alto livello sono mal distribuiti o non distribuiti in Italia», precisa Brizioli. «Basti pensare anche a casi eclatanti come Jacobin, rivista di riferimento della sinistra americana e di molta di quella mondiale, che in Italia non trova distribuzione se non in Edicola 518».  Amplissima è poi la scelta delle riviste d’arte. «Oltre alle più comuni abbiamo le ottime Elephant, Aesthetica, Modern Matter, Afterall,  per la grafica Creative Review, Print, Brand, Slanted,  per l’ architettura Mark, Detail, The architectural Review, Wallpaper, C20.  E poi c’è un intero settore dedicato al viaggio con riviste come Lost di Shangai, Eldorado di Barcellona, ma anche la bellissima Cartography, che è italiana». Edicola 518 non trascura l’ambito enogastronomico: «sono presenza costante il wine magazine Noblerot, le riviste The gourmand, Cured, Put a egg on it, ma anche le italiane Dispensa e Cook_inc. Siamo aperti a progetti italiani di grande qualità come Sirene (magazine dedicato al mare su carta d’alga), Rivista letteraria (raccolta di scritti non fiction in forma di punkzine), Genda (notevole rivista di fotografia che vive in bilico fra Milano e Shanghai), Illustratore Italiano, che offre il meglio del disegno e dell’illustrazione nel nostro paese e altre. Presto faremo un catalogo online così sarà tutto più chiaro…».

In questo mare magnum di idee che viaggiano su carta, il critico Antonio Brizioli naviga con passione. «In realtà, pur essendo laureato in Lettere e poi in Storia dell’arte, mi sono sempre sentito più un artista che uno studioso» raconta di sé. «Al termine degli studi ho sentito chiaramente di essere a un bivio fra queste due esigenze che tuttora mi abitano: quella teorica, che avrebbe potuto ad esempio sfociare in un proseguimento del percorso accademico, e quella pratica, che mi rende indispensabile un confronto costante e critico col mondo esterno». Anche per questo  Edicola 518 si configura come «un progetto artistico, che ha come motore la necessità di diffondere la poesia e contraddire lo stato presente delle cose. Il fatto che poi sia anche considerato un grandioso esperimento imprenditoriale, addirittura confortato dai numeri, è un qualcosa che faccio fatica a spiegare. Ma in fondo, non ce n’è bisogno».

Edicola 518, foto di Alberto Brizioli

Dietro a tutto questo si intuisce un  grosso impegno di ricerca e di studio. «La parola “ricerca” che tu usi è senza dubbio vitale nel nostro percorso – risponde Brizioli -. C’è un lavoro incessante che ci porta ad avere una selezione sempre più curata e unica e questo inevitabilmente sta arricchendo la nostra vita di esperienze, conoscenze e rapporti».  Ma non solo. Fin dall’apertura, Edicola 518 è sempre stata una piccola e selezionatissima libreria di strada. «Anzitutto è uno luogo di diffusione delle nostre pubblicazioni, che comprendono non solo la rivista Emergenze, ma anche una collana di libri alternativi sulla città che abbiamo concepito con Steve Gobesso, professore di grafica editoriale all’ISIA di Urbino che ha abbracciato con entusiasmo la nostra sfida. Il primo libro è stato Perugia Nascosta, una guida psicogeografica ai segreti della nostra città, mentre solo pochi giorni fa è uscito Fuori dalle righe, che ripercorre gli incontri di strada fatti in questi anni a Perugia». Ampio spazio in questa piccola rivoluzione formato quattro metri per quattro è dedicato alle riviste d’arte: «Da noi si possono trovare libei editi da Abscondita, da Johan & Levi, da Archive Books di Berlino di cui siamo gli unici distributori a livello nazionale, teniamo tutti i testi anarchico-libertari di Elèuthera, nostra base teorica insieme ad A Rivista Anarchica, che dal 1971 continua ad essere strumento di studio ed elaborazione del presente. Diciamo che la nostra forza è stata tornare ad incrociare l’arte con la politica, poiché concepiamo l’arte come uno strumento di cambiamento sociale e ricostruzione del presente».
Nata dal nulla e in poco tempo diventata un progetto multiforme, immaginiamo che Edicola 518 presto conoscerà nuovi sviluppi. Cosa state architettando per il futuro? « Edicola 518 è già un progetto pilota, che viene scrutato, studiato, imitato, parzialmente, in Italia e a livello internazionale. Questo, a distanza di pochi mesi dalla nostra apertura, è indubbiamente un traguardo notevole, specchio del fatto che ciò che facciamo ha saputo toccare le corde intime delle persone» sottolinea Brizioli  con orgoglio. «Presto lanceremo uno store online per ampliare la diffusione dei nostri gioielli cartacei e dei nostri messaggi. Quanto alla possibilità di aprire altrove, di certo non la escludiamo anzi ci guardiamo intorno con molto interesse, però ci tengo a precisare che Edicola 518 non è concepita per essere un franchising. Noi pensiamo da artisti, parliamo da poeti e viviamo con poco. Andremo dove c’è bisogno di noi».

Incontro con Anna Villarini, 2016, foto Matteo Valentini

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