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Il decreto Minniti, approvato da Senato e che dalla Camera, che ha già votato la fiducia al governo, contiene alcune norme che ledono gravemente alcuni principi costituzionali. Vengono, innanzitutto, istituite delle sezioni specializzate in materia di richiesta di asilo che appaiono in palese contrasto con quanto previsto dall’art. 102 della Costituzione che fa espresso divieto di costituzione di giudici speciali e straordinari.

Ai più potrà apparire una questione banale, ma la volontà del costituente, ratificata nell’art 102, 2 comma, della nostra carta fondamentale, era quella di impedire il ripetersi di fenomeni come quelli che, durante il fascismo, nel 1926, portarono all’istituzione del tribunale speciale per la difesa dello Stato, per colpire gli oppositori del regime, sostituendosi alla magistratura di ruolo, poco prona, nonostante tutto, ai desiderata del regime.

Il nuovo rito introdotto con il decreto Minniti limita in maniera inaccettabile il contraddittorio fra le parti, prevedendo un rito camerale senza udienza nel quale, al giudice che dovra decidere, verrà messa a disposizione la registrazione video del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale, senza che l’immigrato possa essere sentito. Immaginate un processo senza che la persona interessata possa parteciparvi: è un vero e proprio mostro giuridico.

Viene poi abolito l’appello, per ragioni di celerità, a scapito delle garanzie del giusto processo. Si tratta di un vulnus gravissimo allo stato di diritto liberale che apre, peraltro, un precedente per nulla rassicurante: oggi tocca agli immigrati, domani, chissà, magari ai lavoratori piuttosto che ai poveri, dopodomani agli oppositori. Quando si apre un piccolo varco nelle garanzie, il rischio che poi questo stesso varco possa essere utilizzato per introdurre ulteriori limitazioni nei confronti di altri cittadini è evidente, anche considerato il livello e lo spessore della classe politica italiana.

Non mi interessa chi ha votato o meno la conversione di questo decreto. È evidente che la destra del nostro Paese ha vinto culturalmente prima che elettoralmente, stabilendo l’agenda politica ai partiti ad essa avversi e riuscendo a tradurre i suoi slogan in leggi dello Stato. Penso sempre di più che in Italia ci sia bisogno di una sinistra radicale e populista anche perché, come dice un proverbio africano, la notte puó essere molto lunga, ma il giorno arriverà di sicuro

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