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Per avere un’idea del terremoto che sta minacciando la rete di associazioni e cooperative che si occupano di cultura e welfare a Roma a causa della famigerata delibera 140 Marino sul patrimonio immobiliare, basta andare al parco del Celio, alle spalle del Colosseo. Qui cinque strutture rischiano lo sfratto, di queste, quattro si occupano di bambini e di ragazzi. Sono le scuole dell’infanzia Celio azzurro, Arcobalena e Centro educativo San Gregorio oltre l’Accademia internazionale di teatro. Circa 300 famiglie rischiano di non avere più un punto di riferimento per i propri figli. Sono luoghi, va detto, che dal punto di vista educativo sono esperienze originali ed esistenti da decenni.

Il Celio azzurro

Come il Celio azzurro, un esempio di intercultura, un asilo che ospita bambini di 20 nazionalità e che è stato anche protagonista del documentario di Edoardo Winspeare Sotto il Celio azzurro. Il film, racconta Massimo Guidotti, direttore e uno dei fondatori dell’asilo multiculturale, ha fatto il giro degli Istituti di cultura italiani all’estero. Adesso quella scuola fiore all’occhiello ha ricevuto lo sfratto dal Comune. «Stiamo facendo ricorso al Tar», dice Guidotti.
La delibera Marino voleva mettere ordine nel caos degli affitti, molti dei quali a carico di esercizi commerciali e nient’affatto sociali e solidali. Solo che l’operazione non è andata in porto.

Una rete sociale e culturale in crisi

Dopo la cacciata di Marino è subentrato il commissario Tronca e poi ci ha pensato la Corte dei Conti a passare ai fatti, utilizzando quel censimento e decretando che tutte le concessioni, indipendentemente dalla natura dei soggetti beneficiari, dovessero essere rivalutate secondo prezzi di mercato. Così il risultato è stato quello di affitti triplicati e addirittura retroattivi. Sono 235 associazioni e cooperative della Capitale in ginocchio con lettere di sfratto già spedite o in arrivo. Musica, volontariato, sanità, servizi educativi, teatro. Una spina dorsale sociale e solidale, che «avrebbe potuto fare della Capitale un laboratorio», dice Francesca Danese, ex assessore alle politiche sociali nella giunta Marino, adesso portavoce del Forum del terzo settore e in prima linea nel sostenere la battaglia delle associazioni. E tutto questo sta avvenendo nel vuoto assoluto della politica, perché nonostante le dichiarazioni dell’assessore Mazzillo, alle associazioni non è arrivata la bozza di Regolamento che dovrebbe, in qualche modo, ristabilire la giustizia. Cioè fare la dovuta differenza tra chi utilizzava beni comunali per fini commerciali come i ristoranti e chi invece, per fini sociali e culturali.

Arcobalena contro il degrado

Al Celio c’è un’altra realtà educativa dalla lunga storia. È la scuola dell’infanzia Arcobalena. «Tutte le mattine mi aspetto l’arrivo di quella lettera», dice Simona Bellazecca, fondatrice nel 1987 dell’omonima cooperativa che gestisce la scuola dove, va detto, viene curata al massimo la qualità del rapporto tra educatrici e bambini, con 11 dipendenti e 65 bambini. Dopo la prima lettera, ricevuta un anno fa, all’Arcobalena attendono la seconda e poi la terza con la data dello sfratto.
La storia del San Gregorio, dove opera l’Arcobalena,  racconta Simona Bellazecca, si perde negli anni. Una struttura ex Omni, che viene occupata e poi regolarizzata nel rapporto tra Comune e cooperativa. «Il parco San Gegorio è dedicato all’infanzia da una delibera del 1985. E così è rimasto. Noi in tutti questi anni abbiamo mantenuto la destinazione d’uso, pur con indirizzi molto diversi tra di loro», precisa la fondatrice dell’Arcobalena. Tra l’altro anche con notevoli sacrifici, perché nel 2000 la cooperativa ha provveduto a sue spese a bonificare la scuola, «adesso il Comune si ritrova 400 metri quadrati tutti equocompatibili». Ma nel 2010 scade la concessione. «È lì che la politica è responsabile. Bisognava trovare una modalità per rinnovare quelle concessioni, ma nessuno ha fatto nulla. Noi abbiamo pagato il canone raddoppiato, ma per loro è finita là».
E dire che in questi anni le educatrici e gli operatori di quelle scuole e centri didattici non sono rimasti con le mani in mano, anzi. Hanno svolto una vera funzione civile nel mantenere l’ambiente del Celio, pulito e vivibile. Non solo hanno lavorato con i bambini ma hanno salvato dal degrado un’area del centro di Roma particolarmente delicata, rendendola viva. Non a caso l’unico spazio comunale che non è stato affidato ad associazioni, è l’ex biblioteca comunale che ormai è in disuso e deteriorato.

L’esposto alla Corte dei Conti

La lotta delle associazioni che ha trovato nella rete Decide Roma un coordinamento capillare, prosegue anche su un altro binario. Il 9 marzo, prima di una grande mobilitazione in Campidoglio, una rete di organizzazioni, coordinata da Cild, Cesv e Coordinamento periferie Roma, ha depositato un esposto indirizzato al presidente del Consiglio di autogoverno della Corte dei Conti, al Procuratore generale della Corte dei conti e a quello regionale del Lazio. L’esposto ha come oggetto, si legge, la “richiesta di deferimento del Vice procuratore della Corte regionale del Lazio Guido Patti alla commissione disciplinare”. Nell’esposto si parla di «abuso della funzione inquirente». Intanto il 6 aprile le associazioni con un flashmob hanno manifestato alla Corte dei Conti il disagio in cui versano. Se non arriverà il nuovo Regolamento, la macchina degli sfratti non si fermerà. Vedremo se il 6 maggio, giorno di una grande manifestazione di tutte le associazioni, il Comune di Roma avrà dato un segnale.

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