Angelo D’Orsi, storico del pensiero politico all’Università di Torino, ha appena scritto una nuova biografia di Antonio Gramsci per Feltrinelli. Non solo, dirige anche la rivista Gramsciana (Mucchi editore), di cui è appena uscito il numero dal titolo “Egemonia e scienza”.
Professor D’Orsi, quanto è attuale il pensiero di Gramsci e cosa può interessare ai giovani?
Credo che il pensiero di Gramsci sia drammaticamente inattuale ma allo stesso tempo assolutamente necessario. Il mondo in cui viviamo è lontanissimo da Gramsci, sotto qualsiasi punto di vista. Ma ci sono degli elementi che lo rendono, ripeto, necessario. Sono la sua personalità, la sua serietà, il suo rigore, ma anche il suo appassionato sarcasmo così diverso dalla sguaiataggine che vediamo oggi. E poi la sua idea di un comunismo umanistico e anche anche la sua onnivora curiosità – non c’è ramo dello scibile che lo trovi estraneo. Insomma, noi oggi avremo davvero bisogno di figure come Gramsci.
E come dovrebbero essere?
Capaci di ragionare in termini complessivi, olistici, ma senza perdere di vista l’obiettivo di tutta la sua breve esistenza: l’esigenza della liberazione dei ceti subalterni. È stata la sua stella polare a cui non ha mai rinunciato. L’idea che Gramsci in carcere abbia cambiato idea, arrivando a una sorta di liberalismo, è assolutamente implausibile.
Le diseguaglianze adesso ci attanagliano, così come la sfiducia nei partiti alimenta i populismi di destra. Rileggere Gramsci potrebbe servire a capire il presente?
Ma non c’è dubbio. Più che rileggerlo, però, si tratterebbe di leggerlo e di studiarlo, perché è più citato che letto. Noi dovremo invece fare un lavoro diverso: dovremo contestualizzarlo. Perché è evidente che il Gramsci in carcere ha un orizzonte diverso da quello dei tempi giovanili torinesi ed è diverso dal Gramsci uomo di partito dal ’21 al ’26. Certo che bisognerebbe leggere Gramsci. A cominciare da quella sua frase: “la storia è maestra ma gli uomini sono cattivi allievi”. Basterebbe questo per capire quanto è importante per penetrare il tempo in cui viviamo. La sua riflessione in carcere è anche una critica sulla modernità, in cui si danno chiavi di lettura troppo avanti anche per il suo tempo. Quando infatti vengono pubblicate le sue note in Americanismo e fordismo non furono capite nel suo stesso partito e furono interpretate come un’apologia del capitalismo statunitense. Invece lui studiando gli Stati Uniti riesce a cogliere alcuni elementi dell’egemonia americana che ci illuminano sul presente. Gramsci pur rimanendo marxista non può essere rinchiuso nella gabbia marxista. La rompe e guarda fuori, allargando l’orizzonte.
E cos’è il capitalismo per Gramsci?
Non è più solo un modo di produzione, ma è una civiltà. Lui la analizza, cerca di capire come conforma le persone, su come come dobbiamo vivere, compreso il divertimento, i comportamenti sessuali. Tutto prestabilito, tutto organizzato. Sono testi che si avvicinano a quelli degli autori della scuola di Francoforte. (….) L’intervista continua su Left in edicola

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