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L’impressione dopo due ore e mezza di trasmissione è più quella di aver assistito a un match di boxe (nemmeno troppo entusiasmante) che a un dibattito fra i due candidati alla presidenza francese. La leader del Front national Marine Le Pen e il centrista Emmanuelle Macron, come era prevedibile, hanno rimarcato il loro essere in disaccordo praticamente su tutto con accuse, battute, sorrisini, ma senza riuscire davvero a spiegare quale fosse il loro effettivo programma. Nonostante la violenza del dibattito – che il New York Times descrive come «un violento combattimento verbale» e il Washington Post come «una rissa all’americana», molto poco francese insomma – i due candidati, a quanto sostengono i corrispondenti di Politico, non sembrano essere riusciti a conquistare gli indecisi. Le Pen ha puntato soprattutto su una retorica anti-establishment, paragonando Macron a Hollande (non proprio nelle grazie dei francesi), chiamandolo «Hollande Junior» e «pupillo del sistema e delle élite», e ribadendo che lei «non discute nelle camere di commercio con i rappresentanti sindacali, lei va sul campo, incontra gli operai». Macron, che sembra sostanzialmente aver vinto il dibattito ed essere andato sicuramente meglio delle occasioni precedenti, ha cercato invece di mostrarsi più affidabile e concreto incalzando per esempio l’avversaria sul suo programma di uscita dall’euro – «Mi spieghi, un contadino dovrebbe acquistare i suoi prodotti in euro e venderli in franchi, come vuole gestire tutto questo concretamente?» -, ribadendo la volontà di lavorare per far uscire la Francia dalla crisi e di non essere un cinico populista . «Io non mi nutro della paura della paura dei cittadini», ha detto a Le Pen, alludendo alla campagna anti terrorismo sbandierata dalla candidata del Front national – «Il primo atto della mia presidenza sarà chiudere tutte le frontiere» ha detto – e alla strumentalizzazione degli ultimi attacchi rivendicati da Isis a Parigi.

La disputa sull’euro

Oltre alla questione terrorismo e della chiusura o meno delle frontiere come soluzione, come è ovvio grande spazio è stato dato al tema europeo. «L’euro è la moneta dei banchieri, non è la moneta del popolo, e questo è il motivo per cui è necessario riuscire a rompere con questa moneta» ha dichiarato Le Pen, mentre Macron, ministro dell’economia nel secondo governo Valls, ha puntato su quella che alcuni hanno definito “Macronomics”, un piano di rilancio del commercio francese aperto all’Europa ma all’insegna della tutela dei prodotti nazionali in un’ottica di «reciprocità».

“Francia-Russia una faccia una razza”?

Non potevano mancare accenni alla Russia, sempre grande protagonista delle ondate populiste che stanno scuotendo il mondo occidentale (se volete saperne di più leggete qui) e soprattutto grande “spingitrice” di Marine Le Pen. Non bisogna dimenticare infatti che alla campagna della candidata del Front National sono arrivati finanziamenti da banche russe e non è un caso che Marine abbia così difeso pubblicamente il suo “sponsor”: «Non abbiamo alcuna ragione di condurre una guerra fredda con la Russia, abbiamo invece tutte le ragioni per stabilire con la Russia una relazione diplomatica e commerciale».

Cosa dicono i sondaggi?

Secondo i dati IFOP Macron ha un vantaggio su LePen di 20 punti percentuali, nonostante questo Marine sembra essere particolarmente forte nelle regioni del sud della Francia come riporta FranceTv

Fonte: France Tv

Il potere delle periferie e della provincia

Qui un video reportage interattivo realizzato da Euronews fra i giovani delle periferie di Parigi per capire come la pensano. Inoltre, dopo aver visto gli americani eleggere Trump e gli inglesi della provincia votare in massa a favore della Brexit, l’attenzione è tutta puntata sul voto di queste aree della Francia, più sensibili alle istanze xenofobe anti-establishment e anti-europeiste di Le Pen.

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