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Lo aveva già fatto l’anno scorso la biblioteca di New York digitalizzando la maggior parte dei materiali d’archivio in suo possesso e mettendo a disposizione di chi, sparso in qualsiasi punto del globo, possiede una semplice connessione internet, ben 187.000 documenti fra stampe antiche, mappe, atlanti, cartoline, fotografie, libri, lettere, foto segnaletiche e addirittura spartiti musicali.

L’archivio della biblioteca di New York nella sezione dedicata alle immagini stereoscopiche, oltre 42.000

Ora è la volta del Guggenheim Museum. Il museo ha infatti messo a portata di click il suo archivio di libri d’arte, stampe e documenti permettendone la consultazione gratuita online e il download. Si va da cataloghi di esibizioni dedicate a Gustav Klimt e Egon Schiele, Van Gogh e l’espressionismo, ma anche dei giovani pittori americani, di Kandinsky o di artisti della Pop Art come Robert Rauschenberg e Roy Lichtenstein fino alla video art di Bill Viola.

Guggenheim Museum

Preservare la cultura tramite la digitalizzazione è in particolare la missione dell’Internet Archive che oltre al profilo del Guggenheim ospita anche quello di molte altre università, organizzazioni e musei. Vi assicuriamo che è un ottimo posto in cui perdersi alla scoperta di libri testi, foto e stampe.

La scelta del Guggenheim si aggiunge dunque a quelle di molti altri musei (anche il Met aveva preso recentemente la stessa decisione), biblioteche e archivi culturali che si stanno dirigendo a grandi passi verso la digitalizzazione e soprattutto la diffusione aperta e gratuita dei loro contenuti. In alcuni casi, qualche filantropo, fermamente convinto dell’importanza di condividere su scala più ampia e aperta possibile la cultura, ha addirittura donato il suo patrimonio. È il caso di Geographicus Rare & Antique Maps, un antiquario di New York specializzato nella ricerca, nel restauro e ovviamente nella vendita di mappe più e meno antiche, che ha scelto di donare i file digitali di oltre 2000 mappe ed atlanti risalenti a varie epoche che vanno dal 1600 ai primi del 900 a Wikimedia Commons per renderle consultabili e addirittura volendo stampabili al mondo intero.

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