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No, non è un problema di produzione. Non per ora, almeno. L’umanità produce il 23% di cibo (di calorie, per la precisione) in più di quanto ne produce. Eppure ancora oggi nel mondo ci sono 795 milioni di persone -il 10,8% della popolazione totale – che di cibo non ne assumono a sufficienza e sono sottonutrite.
Certo, siamo a un minimo storico. Le persone che soffrono la fame sono diminuite di un buon 27% rispetto ai massimi del 1990, sebbene la popolazione mondiale sia aumentata. Ma, come rileva Richard Hodson, direttore degli “speciali” della rivista scientifica Nature, nella pagine dedicate la scorsa settimana ai problemi dell’alimentazione nel mondo, con questo ritmo di diminuzione l’obiettivo che si sono date le Nazioni Unite – eradicare completamente la fame entro il 2030 – è ben lontano dal poter essere realizzato.
Anche perché non è solo un problema di calorie e di proteine. E neppure solo di media della calorie assunte nell’arco di un anno. Almeno un miliardo di persone nel mondo soffre di carenza di vitamine e di minerali o assume cibo in maniera discontinua. A questi vanno aggiunti, per un apparente paradosso, i circa due miliardi di persone obese o comunque sovrappeso che subiscono effetti anche gravi sulla salute per eccesso di alimentazione.

Insomma, in un modo o nell’altro il 40% della popolazione mondiale ha problemi seri con il cibo.
Ma iniziamo dal principio. Ovunque nel mondo la produzione supera la domanda. E non solo in Nord America (+46%) e in Europa (+30%), ma anche in Sud America, nell’America centrale e Caraibica, in Asia. E persino in Africa, dove l’offerta supera la domanda di un sostanzioso 17%. Ha ragione, dunque, John Ingram, leader del gruppo che si occupa di programmi alimentari presso l’Environmental Change Institute, della University of Oxford, in Inghilterra: il problema degli squilibri alimentari nel mondo non sono dovuti alla produzione, ma al pessimo sistema di distribuzione e (soprattutto in occidente, soprattutto in Nord America) ai pessimi stili di consumo.

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