Mentre alcune vallate del deserto di Atacama si stanno tingendo di colore per una inaspettata e leggerissima fioritura dovuta al fenomeno climatico del Niño, quello che in realtà è il luogo più arido della terra ci trascina, con le sue testimonianze rupestri, in una seducente riscoperta del primo affacciarsi umano sul pianeta.
Ci troviamo in Cile, accolti dalla municipalità di Santiago, per delle ricerche in comune con l’università statale sui caratteri delle culture costruttive locali, e non possiamo dimenticare la regione del Norte Grande che ospita il celeberrimo deserto di Atacama, luogo di primitiva bellezza, sorta di altopiano compreso tra due svettanti catene montuose costellate di vulcani, che deve a questa insolita protezione la sua estrema aridità, ma che ha sempre ospitato segmenti di popolazioni coraggiose e di cultura raffinata.Il Cile è un incredibile territorio che offre, in una strettissima striscia di suolo abitabile, una gamma cangiante di situazioni climatiche e ambientali da lasciare senza fiato. Si passa dalle regioni preantartiche della Terra del Fuoco culminanti nel capo Horn alle regioni nordiche (e calde) a cavallo del tropico del Capricorno. L’orografia del paese è già un documento di identità: il corrugarsi in Cordigliera della crosta sudamericana, un tempo sommersa, sotto la spinta formidabile della placca oceanica ha generato un enclave protetta ad est dalla catena andina (cime sui 6000 metri) e limitata ad ovest dal Pacifico: nel mezzo una esigua fascia (mediamente larga poco più di un centinaio di chilometri ma allungata ben oltre i 4000) dove si può incontrare di tutto, dal deserto assoluto ai ghiacciai perenni, passando dai lama ai pinguini… ( continua su Left in edicola)

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