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La figura del giurista Piero Calamandrei spicca nella storia della Resistenza e non solo. Nato nel 1889 a Firenze (dove morì nel 1956) è stato fra i fondatori del Partito d’azione. Nello spettacolo L’aria della libertà che va in scena l’ 8 maggio all’Olimpico a Roma, lo storico dell’arte e presidente di Libertà e giustizia Tomaso Montanari ne ripercorre la vicenda umana e politica. Scritto con Nino Criscenti, il testo drammaturgico, sul palcoscenico, prende vita grazie alla voce di Montanari, ai filmati dell’Istituto Luce e alla proiezione di foto d’epoca. Una selezione di quelle immagini compare in queste pagine in cui pubblichiamo stralci del copione. Ad accompagnare Tomaso Montanari dal vivo il clarinetto di Luca Cipriano, il violino di Francesco Peverini, il violoncello di Valeriano Taddeo e il pianoforte di Marco Scolastri. La partitura comprende brani di Stravinskij, Casella e Šostakovič. Lo spettacolo comincia col racconto di una gita del 6 marzo 1938: in primo piano una foto con Pancrazi e Calamandrei in piazza a Stia, nel Casentino. Insieme al giurista e futuro costituente c’è il filologo e latinista Ugo Enrico Paoli che nel 1925 aveva firmato il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce. Nel 1933 ha cercato di partecipare al concorso per la cattedra di letteratura latina ma gli è stato impedito “per mancanza di tessera fascista”. Con loro c’è anche Luigi Russo che all’epoca insegnava Letteratura italiana all’ateneo pisano, da tempo il regime lo teneva sotto controllo. Ora, però, lasciamo la parola a Montanari:

 

Insegnava Diritto civile all’università di Firenze, antifascista fin dal primo momento, già nel 1920 al fianco di Gaetano Salvemini e dei fratelli Rosselli nei primi nuclei organizzati di opposizione al regime. Hanno fatto qualche chilometro e li troviamo tra i resti del castello di Romena.
Calamandrei mandava a tutti i partecipanti alle gite le foto di quel giorno e nel tergo scriveva qualche commento scherzoso. Come in questa: «foto di Romena popolata di una bella ragazza e di brutti professori».
Racconta Calamandrei: «Non ci bastava il paesaggio: si andava in cerca di paesaggi con figure». Figure storiche, figure umane, punti di riferimento in un’Italia devastata dal fascismo. Al castello di Romena le figure sono care, sono Dante ma anche D’Annunzio: Dante ci passò nel suo esilio, lo cita nel XXX dell’Inferno; D’Annunzio nel 1901 e vi scrisse L’Alcyone.
Si misero allora a declamar poesie. «È che certi paesi e terre nostre – ricorda Pancrazi – muovono il ricordo e il sentimento dei poeti; e vi si mescolano e fanno con essi quasi le pagine di un solo libro. Allora nasce dentro come un intenerimento; e si sente allora, come non mai, di voler bene, molto bene all’Italia».
Si misero allora a declamar poesie. «È che certi paesi e terre nostre – ricorda Pancrazi – muovono il ricordo e il sentimento dei poeti; e vi si mescolano e fanno con essi quasi le pagine di un solo libro. Allora nasce dentro come un intenerimento; e si sente allora, come non mai, di voler bene, molto bene all’Italia.
Un grande amore, dirà Calamandrei: «C’era prima di tutto un grande amore, proprio direi una grande tenerezza, per questo paese dove anche la natura è diventata tutta una creazione umana …» (…)
Urbino 9 maggio 1937
Per molti anni, dal 1935 fino alla guerra, le nostre passeggiate domenicali – dice Piero – ci dettero l’illusione di un ritorno per qualche ora dalla barbarie alla civiltà”. Un’illusione che Luigi Russo perde già all’edicola di Urbino dove campeggiano questi strilli: IX MAGGIO APOTEOSI DELLA VITTORIA AFRICANA – L’IMPERO FONDATO DAL DUCE è presidiato dal coraggio indomabile e fecondato dalla strenua fatica del popolo italiano
L’Italia imperiale. I annuale dell’Impero 9 maggio 1937 (…)
Si apre il racconto più drammatico, l’ultima passeggiata di Nello Rosselli, poche settimane prima dell’assassinio.

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