I titoli di molti media britannici parlano di un partito laburista anni ’70. Ieri il manifesto elettorale del partito Laburista è stato passato alla stampa con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prevista per il lancio. È ancora una bozza e oggi verrà discusso e contiene molte proposte che tornano su grandi temi che hanno animato il dibattito politico britannico dagli anni di Thatcher in poi. A dire il vero, questo è il limite del programma del partito, su alcuni temi è vero che la volontà degli estensori del manifesto sembra essere quella di fare un salto nel passato, di vendicarsi sull’era Thatcher.

In molti altri casi, sebbene le misure proposte siano quelle “tradizionali” per la sinistra, hanno molto senso. Il tema al centro della discussione è però un altro: come è possibile che il manifesto elettorale, 43 pagine dal titolo “For the many, not the few” (Per tanti, non per pochi), sia stato diffuso alla stampa nonostante fosse una bozza in fase di revisione? Le teorie sono diverse: è un modo dei nemici di Corbyn di far sottoporre il testo a critiche prima che questo venga licenziato definitivamente (un modo per cambiarlo, insomma) oppure è una scelta degli stessi avversari del leader di sinistra, per metterlo in difficoltà. C’è persino la tesi, poco credibile, che siano gli stessi corbyniani ad aver diffuso il testo per accusare i nemici interni.

Il portavoce della campagna Andrew Gwynne ha ribadito che il testo è una bozza e che deve essere approvato e modificato dal gruppo parlamentare, dal governo ombra e da un incontro con i sindacati. E in effetti in alcune parti, riferisce il Guardian, è già stato modificato rispetto al testo diffuso. Il problema della fuga di notizie però resta: che partito è uno che va alle elezioni con pezzi che fanno i dispetti alla leadership sperando che le cose vadano peggio di quanto già non appare evidente andranno? I sondaggi parlano di un distacco di almeno 18 punti tra conservatori e difficilmente il programma più di sinistra da molti decenni cambierà le cose nonostante sia, in larga parte, un programma di buon senso, come segnala Owen Jones con un tweet

Un breve elenco: stanziare 8 miliardi di euro per programmi di welfare nella prossima legislatura, rafforzare i diritti sindacali, tra cui una maggiore sindacalizzazione in tutta la forza lavoro e abrogare una legge che la limita approvata l’anno scorso, abolire i cosiddetti contratti a “zero ore” (che consente al datore di lavoro di poter mettere il lavoratore anche a zero ore), aumentare l’imposta sul reddito per il 5% più ricco per aumentare la spesa sanitaria di 6 miliardi, costruire 100.000 case popolari all’anno, rinazionalizzazione delle ferrovie, delle Poste e delle privatizzate dell’energia (in questo caso creazione di offerta pubblica, non proprio rinazionalizzazione).

Sull’immigrazione il Labour mette in guardia contro le false promesse conservatrici di ridurre drasticamente i numeri – promessa fatta molte volte e sempre disattesa. Sulla Brexit si registra la vittoria dei Leave e sulla Scozia si dice di essere contrari a un secondo referendum. Infine, sul sistema di armi nucleari per sommergibili Trident, cui il leader laburista Jeremy Corbyn si è sempre detto contrario, la scelta è di rinnovarlo.

Il manifesto aumenta molto la spesa pubblica ma non necessariamente individua dove cercare le risorse, ma l’ipotesi di rinazionalizzazione delle ferrovie private – care e non efficienti – ha molto senso. Così come un rilancio dell’NHS, il sistema sanitario nazionale. Molte delle idee sono dettagliate – più che in passato – e molte toccano problemi reali rispondendo in maniera popolare. Il problema, forse, è che il Labour alcune di queste proposte le ha già fatte molte volte e il manifesto non sembra dare un’idea di domani, non racconta una svolta. In un dibattito nazionale concentrato sulla Brexit e sulle scelte che il governo di Theresa May farà in materia, il rischio evidente è quello di non catturare l’attenzione delle persone. Tra l’altro i Lib-Dem chiedono un nuovo referendum e lo Scottish National Party quello sulla Scozia, raccogliendo forse i consensi degli scontenti della Brexit. I conservatori invece possono contare sul fatto che le loro posizioni sulla Brexit e il privilegio di stare al governo gli consentono di raccogliere i consensi dell’Ukip, non molti voti, ma capaci nel sistema maggioritario di cambiare di molto la maggioranza parlamentare. Questo è l’ultimo sondaggio, che regalerebbe una maggioranza ai conservatori di circa venti parlamentari.

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